reading, writing

Mese: settembre, 2007

OCCHI

..ha aperto gli occhi 
me li ha tenuti addosso tutto il tempo,
erano lì, fissi nei miei..
ed è rimasta così
(mammamia che occhi)
..hanno recitato i più grandi testi in un attimo
..è stato come se mi avesse riletto un libro in mezzo secondo:
migliaia di pagine
che scorrevano…
parole, parole e parole dentro quegli occhi.
Era un casino dentro la mia testa,
c’è stato il diluvio, la rischiarata e l’arcobaleno.
Mammamia che viaggio stupendo.
Davvero gli occhi di una donna riescono a far tanto?

..SERENATA METROPOLITANA

Amor che a nullo amato amar perdona porco cane
lo scriverò sui muri
e sulle metropolitane di questa città
milioni di abitanti
che giorno dopo giorno ignorandosi vanno avanti
e poi chissà perché.. perché, chissà per come
nessuno sa perchè.. perchè, chissà per come
due sguardi in un momento sovrappongono un destino,
palazzi, asfalto e smog si trasformano in giardino,
persone consacrate dallo scambio di un anello
ed un monolocale che diventerà un castello
affacciati alla finestra amore mio.
Nei tuoi fianchi son le Alpi
nei tuoi seni le Dolomiti
mi piace quel tuo gusto nello scegliere i vestiti
questo essere al di sopra delle mode del momento
sei un fiore che e’ cresciuto sull’asfalto e sul cemento

TE E LA CITTA’

Ti vedo vivere, cn gli occhi chiusi, nuda nel corpo
in questo mondo che nelle sue regole c’ha solo torto.
E’ un gioco affabile, fattibile, pieno di gente orribile,
è un gioco in cui giocare sembra quasi tanto facile.

E’ tutta finta questa realtà per cui combattono,
l’unica cosa vera sono le tue mani che mi toccano;

sono quegli occhi che mi fissano dopo una notte a letto
quelle labbra che mi dicono "io non aspetto,
voglio viverti in questo periodo della mia vita"
come storia che ti scivola via tra le dita.

E’ tutto nero il cielo da questa finestra, Milano..
non guardi mai le stelle così come noi sognamo,
guardala qui dormire, piccola, tra le mie braccia

e di’ a quei palazzi grigi che il tuo frastuono taccia.
 

GIOCHI..

Le senti queste mani come, sul tuo fianco, scorrono..
si infiltrano tra i jeans e poi lì dentro perdono
contatto con te fuori e si limitano a vivere
le curve del tuo corpo, il silenzio del momento.

Le vibrazioni insistono, si fanno tante e gridano
di stare ancora dentro, ancora..ancora un attimo
perchè quello che senti è poesia di un fremito,
trasforma il cuore in cassa che amplifica il battito.

E’ musica di corpi questo elettrocardiogramma,
è musica che scrivo, amore, sul pentagramma,
che suono su di te con le mie mani, da due ore,
che ti dipingo in faccia con quegli occhi da pittore.

Ti voglio respirare, stringere ed assaggiare,
in questa notte triste che non ha un cazzo da fare.

[stanotte ti desidero]

SAI GIA’ CHE QUI FINISCE

“Vado piano perchè sennò arriviamo subito”
“mhmmm..e io mi rilasso un po’!”
Che bella che era, con gli occhi chiusi e i capelli sparsi sul poggiatesta del sedile accanto..col nasino puntato verso la fessura in alto del finestrino un po’ abbassato. E’ bella anche al buio.. ed io riuscivo a vederla anche al buio.
Prima c’era stata una birra, uno spumante nel fruit, il compleanno di Damiano alla mezzanotte (con mezzora di ritardo ovviamente sennò non siamo noi) le quattro barzellette che si raccontano per l’ennesima volta, gli abbracci e quei baci, dati anche da lontano.. gli ultimi.
E’ triste?? oppure è solo un dai tanto torno e poi comunque ci sentiamo sempre ?
E’ triste!..Ammazza se è triste! Se ti piace una persona non puoi farci niente.. e che vuoi farci? Niente appunto. E’ tutto lì… pelle d’oca anche quando le sfiori per sbaglio la tasca del giubbino e figuriamoci se dovessero per sbaglio sfiorarsi le mani..
“Hai le mani freddeee” m’aveva detto “perchè?”
“Ehh..ho le mani fredde..lo so”, No, non lo sapevo..non sapevo spiegarmi neanche il perchè di quelle mani fredde ma nelle sue mani calde avrei continuato a tenercele!
“Restaaaaaaaaaaa” mi aveva detto quando sono andato a prenderla sotto casa, mentre mi abbracciava forte.
“Leleeeeeeee….Allora adesso parti?” mi stava dicendo ora in macchina mentre mi fermavo sotto casa per riaccompagnarla.
“Scendi..così ci salutiamo”.
Appena apre lo sportello parte alla radio Your Song di Elton John. Una cover, molto melodica, a più voci… il mio cervello va in tilt. Lei accenna qualche nota poi, il tempo di girare dalla sua parte da dietro la macchina e mi sta già stringendo.. forte.. ancora di più. Giuro che sono perso con la mia faccia tra i suoi capelli ma secondo me ha sorriso tutto il tempo, con gli occhietti che ha, mentre mi diceva qualcosa che non ho capito bene, un po’ per i suoi capelli dentro al mio naso, un po’ perchè ero rincoglionito dal momento.
“Dai che ci vediamo a natale” mi dice “tanto ci sentiamo sempre. Prendi il telefono, ti ti ti ti ti ti, e chiama!”.
Quei suoi ti ti ti ti ti ti fatti col ditino sulla cornetta immaginaria della sua mano ce li ho ancora in testa.
“Abbracciami forteee”. Lei è bellissima. Ancora più di prima. Ho paura a stringerla forte, non voglio farle male, è una bambolina.. le metto le mani sui fianchi.
“Allora Ciao..”
“Ciao” le parlano gli occhi… va verso il portone.
“Se senti che è caduto un aereo c’ero anch’io!!!”
E ti pareva! La battuta stupida al momento sbagliato. Ma, si sa, con me è difficile il finale triste da Dawson’s Creek. Lei ha sorriso!
Sospiro, accendo il motore, in radio sta finendo quella cover. La guardo dallo specchietto finchè non gira verso il portone.
Parto.
Il semaforo diventa verde appena mi avvicino, fa in modo di non farmi nemmeno rallentare un po’. Io sarei tornato indietro. E lo farei tuttora. Ma forse… è meglio così.
Ho premuto ancora di più sull’acceleratore e sai già che qui finisce, quando ti allontani sempre di più.
Ciao Elisa!

[buonanotte..ho un aereo fra poco]

E’ UNA MUSICA CHE NON SO SUONARE

Tutta quella città, non se ne
vedeva la fine…per cortesia, la fine, si potrebbe vedere la fine?!?!?
E il rumore..
Su quella maledettissima scaletta era tutto molto bello..ed io ero grande nel mio cappotto cammello,
facevo un figurone, ed ero sicuro che sarei sceso, garantito, non c’era problema…
Ma poi…primo gradino, secondo gradino, terzo gradino…
Primo gradino, secondo gradino..
Non fu quello che vidi che mi fermò, fu quello che non vidi… quello che non vidi…
Riesci a capirlo??? Quello che non vidi…
La cercai.. la cercai ma non c’era, in tutta quella sterminata città c’era tutto ma non c’era una fine.
Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo…

Prova ad immaginare un pianoforte..:i tasti iniziano, i tasti finiscono. Tu sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti…Non sono infiniti loro, Tu sei infinito e su quegli 88 tasti infinita è la musica che puoi suonare..Questo a me piace, questo sì, si può vivere..

Ma se salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera con milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la verità, che non finiscono mai..beh, allora quella tastiera è infinita..ma se quella tastiera è infinita non c’è musica che puoi suonare…ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio..
Ma le vedevi le strade????.
Anche solo le strade, ce n’erano a migliaia…come fate voi laggiù a sceglierne una???..
A scegliere una donna…
Una casa che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire….
Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce…o quanto ce n’è…
Ma non avete paura, voi altri, a finire in mille pezzi solo a pensarla quell’enormità??..a viverla…

Io sono nato su questa nave..ed anche qui il mondo passava, ma a non più di duemila persone per volta… E di desideri ce n’erano, sì…ce n’erano ma non più di quanto possano stare su di una nave fra una prua ed una poppa…Suonavi la tua felicità su di una tastiera
che non era infinita..
Io ho imparato a vivere così…la terra, quella è una nave troppo grande per me. E’ un viaggio troppo lungo. E’ una donna troppo bella. E’ un profumo troppo forte. E’ una musica che non so suonare.

Perdonami amico ma io non scenderò da questa nave, non scenderò.. al massimo, posso scendere dalla mia vita..

[Novecento – A. Baricco]

NON PUOI CAPIRE QUANTO

In quel mio giorno vissuto da donna, dopo tutte le cure, ho deciso di farmi un caffè.
Mentre stavo per chiudere la moka, ho avvertito una strana sensazione, un brivido freddo lungo la schiena. La moka mi è caduta dalle mani. Ero come paralizzato. Sentivo una presenza dietro di me, come se ci fosse qualcuno.
Mi sono girato e sul divano di casa mia c’era Federico che sorridendomi ha detto: “Ciao, come stai?”.
Io non riuscivo a parlare, ero totalmente muto e immobile. Ho sentito in un istante come una cascata d’acqua gelida sull’anima e poi subito fuoco. Caldo.
“Io bene… ma tu… tu non…”
“Si vede che stai bene. Hai visto che avevo ragione? Te l’avevo detto e tu che non ti fidavi…”
“Cosa?”
“Che sei molto di più di com’eri… che dentro ne avevi di roba da tirar fuori…”
“Più che altro mi sento diverso… e tu come stai?”
“Io bene.”
“E com’è lì?”
“Non posso parlare molto, dicono che qui deve essere una sorpresa. Non puoi nemmeno immaginare. Se te lo dico scopri che è talmente semplice da non credere, ti sembra così strano non averci mai pensato prima. Hai visto che bella Angelica, sono stato bravo eh? Con lei parlo spesso. E Francesca come sta?”
“Sta bene, ma non stiamo più insieme, ricordi?”
“Certo che mi ricordo, e poi vi vedo spesso. Sono contento che hai conosciuto Sophie.”
“Posso abbracciarti?”
“No, non puoi toccarmi, non puoi nemmeno avvicinarti… ciao Michele, grazie per quello che hai fatto per me…”
“Veramente sei tu ad avere fatto delle cose per me, non io.”
“Beh, un giorno forse capirai… Ora devo andare. Di’ a mio padre e mia madre che essere stato loro figlio mi ha salvato.”
Avrei voluto chiedergli un sacco di cose, come passava il suo tempo ora, se era diventato un angelo, o se lo era sempre stato, se aveva incontrato mia madre, oppure Bob Marley, invece sono riuscito solamente a chiedergli: “Federico… ma Dio esiste?”.
Mi ha sorriso e mi ha detto: “Non puoi capire quanto.”

[quando in silenzio trovi, ad un tratto..un posto nel mondo]

A LUI NON PUO’ ACCADERE

Lungo la strada del ritorno ci siamo baciati. Ero stranito. Forse perchè non lo facevo da tanto. Erano baci dolci, quelli che finiscono con piccolissimi ritorni sulle labbra come fanno gli uccellini quando mangiano.
Quella notte abbiamo fatto l’amore. Ho imparato una cosa bellissima quella sera, ho imparato a darmi semplicemente per amore. Per amore dell’atto. Perchè è bello fare l’amore, è bello incontrarsi così e comunicare con quel linguaggio. Toccare un corpo sconosciuto, visitarlo, esplorarlo, annusarlo, osservarlo mentre si muove, sentirsi addosso qualcuno, avvertire il suo calore. Abbiamo fatto l’amore perchè lo sentivamo. Perchè lo desideravamo anche solamente come puro atto di egoismo.
Però non è stato egoismo, è stato piuttosto darsi totalmente a uno sconosciuto che senti vicino, senza dosare il desiderio affinchè duri nel tempo ma prendendosi tutto e vivendolo fino in fondo incuranti del futuro. Cucinare tutto a fiamma alta. [..] Quel nostro incontro era l’incontro di due vite che in quell’istante avevano l’incastro prefetto. Anche la scenografia ha avuto il suo peso. Se dovessimo incontrarci ora, non è detto che saremmo così in sintonia l’uno con l’altra in quei giorni. Ma in quel momento eravamo perfetti e la vita ci aveva fatto incontrare. Sono occasioni rare che a volte si rischia di perdere perchè non si è pronti e nemmeno abituati a vedere. Perchè l’incontro amoroso tra due persone è spesso sopravvalutato. Ognuno si porta dietro ciò che è stato e ciò che sarà.
Quella sera non c’era passato e non c’era futuro. Tutto era lì, respiravamo solamente l’attimo presente. Ciò che viveva in quel momento. Abbiamo fatto l’amore in maniera semplice e casta. La castità non è astinenza, ma la capacità di fare qualsiasi esperienza senza malizia. Abbiamo finito di fare l’amore che stava arrivando la luce del giorno. Io ero di riposo. Siamo rimasti a letto a osservare il sole che rifletteva il suo colore sul mare. Con la luce sembrava tutto diverso, i nostri corpi, le nostre facce, la camera da letto.

Fabio Volo

[trovare in silenzio..un posto nel mondo]
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