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Mese: dicembre, 2007

CHE ANNO… QUEST’ANNO?

Tirare le sorti di qualcosa è sempre complicato, significa comunque dare un giudizio legato troppo alla soggettività.
Però manca appena un giorno alla fine di quest’anno e sembra ci sia qualcosa, come una voglia di sfogo o magari solo un ricordo, che mi porta a tirarne giù due righe almeno.
Per quanto mi riguarda questo duemilasette è stato un anno di passaggio, di cambiamento, in alcuni momenti anche di transizione, in altri di crescita, di evoluzione.
C’è stato un mutamento forte nel mio modo di essere.. e principalmente c’è stato un mutamento pesante nella mia vita.
Prima di tutto il cambio di destinazione: se prima Milano era la mia meta di studio, quest’anno ha fatto sì che diventasse il posto in cui vivrò per molti anni.
E’ stato strano riscoprire una città grigia… una città senza cielo come m’è sempre piaciuto chiamarla, come un posto seppure piccolo ma ricco di tante risorse da vendere a buon prezzo. E’ stato un anno di crescita professionale. Credevo che allontanandomi dalla sicilia avrei soprattutto perso le mie passioni e i miei "fare" di sempre.
Invece è stato l’anno di Radio Web Stereo che mi ha portato davvero tanto a livello professionale, una crescita veloce, indolore e tanto buon riscontro dal pubblico non più ristretto da radio locale ma finalmente un qualcosa di più ampio a livello nazionale. E’ cambiato tanto il mio modo di vedere la radio e soprattutto il modo di condurre che si è un po’ più definito.
E’ stato l’anno del mio primo compleanno fuori casa, vissuto in solitudine, l’anno dei grandi progetti e dei tanti esami.
Ed è stato proprio il 2007 l’anno del grande progetto. E’ stato l’anno di Poli.Radio, che, nata a febbraio da un’idea un po’ azzardata di fare musica in università, è diventata la gravidanza più importante della mia vita fino ad oggi. Sofferto progetto fino a luglio e sofferta preparazione fino a dicembre, ha fatto sì che mi mettessi in gioco con persone sconosciute accomunate a me dalla sola voglia di fare radio, persone che sono diventate adesso importantissime per quello che sono e quello che faccio, una squadra in cui ogni singolo individuo vale 10 volte se stesso e porta nella vita monotona di tutti i giorni il suo essere un passo più avanti di qualcun altro.. e tutto questo è magnifico.
E’ stato l’anno di Radio Deejay, di RTL 102.5, di PlayRadio, 105 e Virgin Radio.. un anno di transizione e di scoperte importanti che mi hanno immesso nelle vene la voglia di continuare a respirare radio.
E’ stato l’anno della musica, quello della svolta in digitale. Per la prima volta una band ha venduto il loro album e un intero concerto su internet guadagnando più di qualsiasi altra vendita fisica di dischi o dvd ricevendo solamente offerte e donazioni. Parlo dei Radiohead.
Questo 2007 è stato l’anno dei ritorni, quello dell’estate siciliana di Erreuno Discoradio, l’estate più travagliata anche a livello sentimentale e delle nuove conoscenze.. dei nuovi affetti. Tutte le persone che ho conosciuto in quest’anno non rientrerebbero nelle dita delle mie mani e sicuramente neanche in quelle dei miei amici con le mie.
Ho imparato che ogni giorno è una scoperta.. è un’avventura, ogni giorno è un ostacolo più alto ed è un giorno più corto del precedente.
Ho imparato a non avere sonno per completare il lavoro arretrato, ho imparato a guardare nelle cose piccole e trovarne la grandezza più assoluta; ho imparato a sorridere anche nelle difficoltà e a trovare in me stesso le soluzioni ai miei problemi, e non nelle spalle di qualcun altro che la maggiorparte delle volte non c’è.
E’ stato un anno di desideri e di aspettative, alcune soddisfatte altre tradite.. ma è stato comunque un tempo che è passato.. e che adesso sta per finire, per dare spazio a nuovi giorni che si ripeteranno, dall’1 al 365, ancora una volta.
E’ stato un anno come tanti altri..scandito dalle solite lancette.. un anno che conterà di più, contato insieme agli altri che hanno fatto la storia.

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MI PIACE CREDERE CHE CI SIA

Mi piace credere delle volte che ci sia qualcun altro che stia in silenzio con me, così come quando rido da solo per una cosa stupida alla tele oppure per una battuta carina sentita alla radio sembra come se insieme a me, solo, rida un’altra voce..in sottofondo.
Sarà capitato a tutti di parlare da soli. E’ un classico essere rimproverati da piccoli dalla mamma che dice ma che fai parli solo? , eppure da piccoli lo si sa di non parlare da soli. Così come quando si schieravano gli eserciti di soldatini inglesi e francesi sullo stesso tavolo e si “giocava da soli” anche a fare la guerra, dicendo dopo la mia mossa avanti ora tocca a te..vediamo cos’hai in serbo per farmi fuori. Era facile credere che qualcuno stesse giocando con me… solo che non lo so si poteva vedere. Però c’era.. e ne ero pure tanto convinto. Però in quel caso lui era sempre quello che alla fine del gioco perdeva o che magari aveva ragione e allora la prossima volta gli promettevo che vinceva lui, cosa che mai accadeva.
Mi piace credere che, diventando grandi, sia cresciuto anche lui, o lei, perchè… non si è mai capito se in effetti fosse un lui o una lei, se avesse i capelli corti o lunghi, lisci o ricci, biondi o mori, se fosse più bello o più brutto di me.. c’era e basta, anche quando stavo sotto la doccia.
Perchè sotto la doccia era una cosa tremenda. Fin da piccolo ci stava mia madre, che mi lavava i capelli, poi la schiena e mi sciacquava per bene. Poi c’era mio fratello.. infine.. c’ero solo io. Io e quell’altro o altra che sia. E ce ne stavamo lì sotto l’acqua calda a fare i discorsi o a cantare.. e mia madre che quando uscivo in accappatoio mi ripeteva ma che fai.. canti e parli da solo?
Mi piace credere che anche oggi, che vivo da solo e continuo a parlare da solo, viva con qualcuno che continua ad ascoltarmi quando gli parlo e che se ne stia lì a ridere insieme a me delle cose buffe e che se ne stia anche in silenzio quando me ne sto in silenzio io.
Credo che se ne stia lì a guardarmi, ad osservarmi così come io osservo una ragazza che mi piace, ad esempio come cammina, come si atteggia con gli altri, come guarda qualcosa di cui è interessata oppure come storce il naso o in che modo prende il caffè o il cappuccino e con che frase tipica lo ordina al bancone. Mi piace credere anche che sia una ragazza e se davvero lo è.. devo chiederle scusa perchè la trascuro, la trascuro per tutti gli impegni che ho. Scusa ragazza che mi ascolti perchè ormai non parlo più tanto da solo ma sto sempre attaccato a quel telefono che squilla ventiquattro ore su ventiquattro. Se non mi sopporti più mollami. No questo credo non glielo direi, perchè mi piace credere che almeno questa mia metà continui a farmi compagnia sempre, anche quando non c’è nessuno davvero.. e allora romperei le palle a lei che tanto prima che stavo in silenzio ci stava anche lei e ora può ascoltarmi parlare da solo.
Mi piace credere che c’è qualcuno che se ne stia in silenzio con me, quando anch’io sto in silenzio. E quando ho bisogno di starmene per i fatti miei o in compagnia.. mi piace credere che ci sia.

INCROCIAMO LE DITA

E’ stato strano questo ritorno, tutto troppo normale, senza troppe aspettative..
..con la consapevolezza di staccare la spina per due settimane ma con la mente proiettata a ricominciare tutto quanto prima.
Sarà l’ansia di lasciare la radio a microfoni spenti per tutto questo tempo oppure il pensiero che sulla mia scrivania in ufficio si formi troppa polvere e nè io nè quelli delle pulizie l’avrebbero tolta, così come la bottiglia di Vodka ancora chiusa sulla mensola sotto la finestra e i bicchierini di plastica che invece che diminuire sembrano sempre di più. O forse è solo la mancanza di quel calore che ti senti addosso quando dopo una giornata di lezioni e laboratori entri in studio e tutti ti salutano in coro.
Forse è per questo che Natale non lo sento così tanto (apparte  lo stomaco sempre pieno che mi fa sentire inutile e immobile), per il semplice fatto che da due settimane ad oggi per me Natale è tutti i giorni, mi basta salire le scale e aprire la porta della redazione per sentirmi avvolto da un coro di saluti impegnati sui computer a montare le trasmissioni per il giorno dopo e affogato in squilli di cellulari che stanno a significare adesso risolvi anche questo problema.
A me è sempre piaciuto pensare che starsene davanti a un microfono con la tua musica nelle orecchie sia la parte più impegnativa e tecnica del sì..faccio il dj, lavoro in radio. Adesso penso che quelle due ore siano il momento più rilassante della mia giornata, andare in diretta è come un regalo che non ha neanche bisogno di starsene sotto un albero o avvolto in una carta colorata.. è così, sappiamo tutti com’è.. ed è la parte più bella di tutto un giorno di fatiche.
Stamattina Mario mi ha chiamato al cellulare sfoggiando un buongiorno presidente le faccio i miei più cari auguri o Vale che elogiava il mio sms di auguri di stanotte ovviamente con il suo fare di ti sto prendendo per il culo infierendo ancora sulla notte in cui Veronica mi lasciò tre suoi capelli addosso per essermi stata troppo attaccata in discoteca o ancora Stefano che ha tirato il povero BabboNatale dentro le Notizie Ansia dei Cervelli… mi fanno morire questi ragazzi, gli voglio bene veramente. Ho la sensazione che senza di loro, anche soltanto senza uno di loro, la radio non sarebbe quella che è. E per il momento.. è il posto più bello dove mi piace stare, anche da solo, quando ho i miei momenti NO e voglio starmene per i cazzi miei.

Caro Babbo Natale, come vedi non ti ho scritto la letterina..anzi, te l’ho scritta fuori termine massimo… il giorno dopo! Tanto lo so che non mi avresti cagato più di tanto ma ti avrei chiesto quello che già ho.. le persone che mi fanno stare bene e quelle che sto conoscendo in questi giorni.
Grazie per i regali più belli che restano nel cuore e dureranno a lungo, incrociamo le dita.

E’ COME ADESSO

..è come adesso
che vorrei rivederti..
e restare proprio lì fisso a guardarti

a buttarti addosso gli occhi scuri e vuoti
e riprenderli pieni dell’essenza tua.

[lo so che hai capito]
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