reading, writing

Mese: marzo, 2009

PENSO CHE

Guardi fuori,
alzata sulle punte e il naso in su,
mentre piove, e poi smette,
e poi ripiove, e poi rismette.
E se pioverà ancora a lungo

ti offrirò una tazza da the
vuota,
per berne un po’, di cielo.

Ti aspetto al tavolo.

a Emanuela

MUSA

Tu,

..che lo sei di diritto nei pensieri,
con l’unico dovere del respiro,

..che entri naturale nelle righe,
ti siedi tra le lettere ed i punti.

E poi ne ‘segni uno che sta solo
a capo degli spazi e dei momenti.

E poi disegni il mondo differente,
desideri che lo capisca anch’io.

E a volte non aspetti il tempo,
rimani intrappolata dentro i versi.
Divincolati e fammi impazzire,
rovinami e fammi morire.

Ti resisterò solo nei sensi,
quelli che hai continuamente dentro
e che non avevi mai sentito
prima che arrivassi lì.

a Emanuela

GIORNO

Apri le finestre
e fai entrare luce.

Dimenticati adesso
che il giorno è cominciato,
rimani mamma di un tesoro
che ti chiama per quello che sei.

Vieni
tra le lenzuola sfatte del letto
dove io ho dormito solo.

Dimenticati adesso
che il giorno è cominciato.
Con la luce, oggi,
addormentati con me.

a Emanuela

COME TU

Se mi cerchi sai che scriverò
perché non passa un giorno muto
quando il sole è così alto.

Se ho bisogno d’incontrarti
ti disegno in mezzo a un campo
che non è di questo mondo
ma di quello che ha un azzurro
dentro al cielo che è diverso,
dove anche il sole sembra un altro
e non ce n’è più di così.

E se apro gli occhi
ti rivedo qui
come tu sai,
come tu vuoi,
come tu sei.

a Emanuela

E NON

E non mi stancherò
di scrivere emozioni
che gli altri non capiscono
e che tu gusti come un dolce.

Come panna sulle fragole
che alla fine sanno di zucchero,
per le tue mille cucchiaiate
che sembra neve a primavera.

E fra quei frutti rossi
una sa di sale, per dispetto.
E la mangi, nei miei occhi
per il gusto di diverso.

E non mi stancherò
di regalarti sensi
quelli forti che ti fanno viva,
che se finisce presto uno,
poi c’è il due e poi c’è il tre.

E non mi fermerò
di fronte alle colonne
dalle quali si entra in te,
nel posto che qua fuori non conosci:
dove ami e non ti chiedi mai perché.

a Emanuela

SULLA STRADA

E’ un pensiero che mi porta
in giro per il mondo, sopra treni
e dentro posti in cui mi perderei,

con la voglia di restare intorno al mondo
e non partire,
di dormire giù per strada
e di mangiare quel che posso.

Ho un pensiero che non puoi chiamare
perché altrimenti chiameresti anche te.
Toccherà la pioggia, le nuvole e forse il sole
e se la vita è troppo corta vedrai si allungherà.

Non c’è tempo per pensare,
perché il viaggio a volte è lungo.
Io parto ancora.
Ho un pensiero con un foulard chiaro
legato tra i capelli scuri.

a Emanuela

CALAMITE

Forse a volte la tv faceva troppo “silenzio”. Tipicamente suo. Tanto da disturbare il nostro discorso sottovoce.
Eravamo come stretti in una morsa di gambe e braccia come nella più fatale delle torture.
Sul blu di quel divano, come il mio pigiama felpato.
Con i capelli, lunghi e lisci, legati dietro dal fermaglio piccolo e addosso quella pesante vestaglia grigia sopra al pigiama rosso e morbido, lei nascondeva quelle mani tra le gambe, chiuse nelle mie. Era chiuso il lucernaio sopra le nostre teste, perché le stelle non potrebbero reggerlo, da così lontano, questo abbraccio. Solo in fondo, un po’ più in alto, da contro il muro, arrivava la luce gialla della piantana.
Mi allungai in avanti con la mano verso il telecomando sul tavolino di vetro.
«Ascolta adesso.»
Click. Schermo nero, spento.
..TIC… TAC… TIC… TAC… TIC… TAC… TIC… TAC… TIC… TAC… TIC… TAC…
Insistentemente, a fare rumore, nei nostri sguardi fissi, il tempo. Ed eravamo lì, seduti accanto, ancora, con gli stessi secondi che ci avevano fatti scegliere.
E improvvisamente i due magneti si ritrovavano ancora di fronte, con i poli invertiti, e… si attraevano.
«Uno…» la guardavo,
«due…»
«tre…» spalancava gli occhi,
«quattro…» li chiudeva.
«Cinque…» e ci avvicinava…
«sei…» quel…
«sette» bacio.
TIC… ancora,
TAC… e ancora,
TIC… e ancora.
TAC…

a Emanuela.

DISCORSO AGLI ERRORI

Noi siamo a conoscenza
che gli errori che commettiamo,
in campo tecnico, scientifico o naturale,
di piccolo o grosso calibro che siano,
generati da piccoli errori o da grosse cause
sono poi invece
il più grande traguardo della nostra vita.

Nella gioia, nella sofferenza, nelle situazioni
più impossibili, è la paura che ci dà il coraggio,
ed è il nostro coraggio che ci può far sbagliare ancora.

Siamo in continua ricerca di una certezza,
o di una situazione stabile, per noi, per i nostri affetti,
per i figli di questo mondo.
Un gioco può essere un grande esperimento.
Nel corso di questo infinito gioco, diventiamo veramente noi.

HAI PRESENTE IL TEMPO?

Non fa rumore quando arriva,
passeggia nei nostri corridoi
e non pensa minimamente
di bussare alla nostra camera.

Non invade l’intimità delle sensazioni,
perch’egli stesso
non ha respiro nell’eccitazione,
instancabilmente soffoca
nel momento nell’emozione.

I suoi tacchi ticchettano
nel tic del movimento.
Il suo corso stesso aspetta
di godere e prende tempo.

L’è gentile all’apparire,
indifferente a ciò che vede,
un assassino dolce e spietato
che in questo istante ci divide

a Emanuela

COSA VUOL DIRE INNAMORARSI?

Quando ti chiedi cos’è l’amore,
immagina due mani ardenti
che si incontrano,
due sguardi perduti l’uno nell’altro,
due cuori che tremano
di fronte all’immensità di un sentimento,
e poche parole
per rendere eterno un istante.
(~Alan Douar, poesia~)

"Amor c’ha null’amato amar perdona" era all’inferno
"L’amor che move ‘l sole e l’altre stelle" era nel cielo

Esserlo "amore" l’è peccato quanto grazia, non ce n’è di vie di mezzo,
è sia l’uno quanto l’altro messi insieme,
è la somma di due che fanno uno e non son mezzi,
è la scelta di trovarsi in questa strada, con il certo di percorrerla in avanti.

a Emanuela.
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