UN DESERTO CHE CONOSCO

di icecamp

Stella stellina, la notte s’avvicina… Io mi allontano invece.
Invece che starmene tutta notte con gli occhi fissi al cielo aspettando qualcosa, che sia la scia di una meteora, un segno del destino o degli extraterrestri che stanno per sbarcare nel mio quartiere poco trafficato.

Ero a letto, continuavo a schiacciare il solito pulsante per cambiare canale alla tv, come un tossico in cerca di una dose migliore.
Mi sono alzato, senza far rumore, pur essendo solo in casa, ho fatto i gradini per scendere di sotto, ho preso i calzini sporchi da terra perché non ne ho altri, ho messo le scarpe senz’allacciarle, il paio di bermuda coi pupazzi e la maglia di Jack Daniel’s abbandonati sulla sedia. Mi sono vestito mentre scendevo per le scale dopo aver chiuso la stoppa di casa.

Passeggio per Milano deserta, tra le strade dai parcheggi abbandonati. Qualche insegna è ancora illuminata, la strada è silenziosa, non ci sono passanti, clandestini, gatti randagi che si godono i marciapiedi vuoti di notte. Anche le prostitute che girano qui attorno sono fuggite.
Mi viene in mente un ritornello cantato da Giuliano, tutta mia la città.. un deserto che conosco. Tiro fuori il cellulare e scrivo queste quattro righe, prima ancora di dimenticarle.
Alzo la testa mentre un soffio di vento caldo mi sfiora la punta del naso e mi fa starnutire. Le luci dei tetti di piazza Loreto illuminano a giorno la strada. Ho camminato un chilometro intero con un paio di bermuda osceni addosso.
Meglio tornare a casa e finire la valigia.

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