COSA C’È LÌ?

di icecamp

Mezzanotte e ventidue.
Il pontile sembra il binario cieco di una stazione che finisce dritto nel buio.
A distanza di cento metri binari identici partono dal bagnasciuga e si stendono lunghi verso il mare.
La spiaggia mi sembra un pettine impigliato tra capelli scuri e mossi che non hanno pietà e non si fermano mai.
Avanzo lentamente a testa bassa guardando il tavolato sotto i miei piedi e la sabbia infilarsi e sparire sotto le onde rumorose. Alzo la testa per un attimo e due passi dopo ho come la sensazione di perdere l’equilibrio, il pontile è quasi troppo stretto per tutti e due. Torno a guardare in basso infilando un piede dritto davanti all’altro cercando di evitare incroci e sgambetti strani con le sue gambe. Superiamo una coppia seduta piedi a penzoloni sull’acqua che fissa la laguna. Stanno fumando erba e ci fissano per qualche secondo.
Andiamo avanti, fino alla fine. A pochi metri un cartello ci vieta di andare oltre e che no, non ci si può tuffare da lì. Poco male, non ho voglia di fare il bagno stanotte.
Ci sediamo, da una parte la costa di Jesolo illuminata a giorno con il matitone e le due torri che grattano il cielo, dall’altra il buio della lingua di terra che corre fino al faro con una luna maniaca che si specchia nel suo riflesso enorme spezzato dalle onde, sotto il nostro culo le travi umide inchiodate una nell’altra.
Ecco, la radio… c’è sempre una cosa che mi sono chiesta, accenna gesticolando imbarazzata.
Spara!  E mi rendo conto di essere davvero incuriosito.
Chi parla, cioè..  si ferma e tira un respiro, uno è davanti al microfono e parla alla gente ma.. cioè come fa? Davanti non c’è nessuno!
Sorrido rumorosamente, tossisco e mi schiarisco la voce.
Sei seduta accanto a me, ok ogni tanto ti giri per guardarmi con la coda dell’occhio ma sei imbarazzata da morire e mi stai parlando mentre guardi tutto il tempo davanti a te. Cosa c’è lì?
E allungo il braccio in avanti.
Boh, il mare? Niente? Chiede confusa.
Oppure il mondo! Correggo accavallandomi.
Non l’avevo mai pensata così risponde.
Ecco, dico, è più o meno come parlare davanti a un microfono e basta. Non è vero che non c’è nulla!
Uaaooo! Sorride stupita e trattiene il fiato mentre sposta lo sguardo su di me.
Eeehh. È la magia! penso a voce alta.

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