DIMENTICA L’AMORE DEI FILM

di icecamp

Le domande esistenziali ci fanno male?
Ci confondono, sicuramente. Ma non parlo in negativo.
Innescano quel meccanismo di riflessione e ci fanno pensare, pensare e pensare fino a che poi non scoppia la testa. Ci portano a compiere delle scelte, per il semplice fatto, credo, che in quest’esistenza, in un modo o nell’altro, siamo portati a dare un senso alle cose che facciamo.

Ora, per quanta magia tu creda possa esserci fin qui, e non se ne può spiegare il perché, dimentica l’amore dei film, quello assurdo che distrugge interi Paesi e che scatena le guerre, quello strano, veloce, bello, bellissimo, istintivo, romantico che si consuma nel testo di una canzone. Fermati un attimo. Ritorna indietro, nella marmellata di parole, prendine una punta con un coltello senza denti e spalmala su una fetta di pane. Adesso assaggia.
Mhmmmmm … Profondo. Dolciastro. Leggero.

“Oh. Quando si ama, si può peccare, si può saltare addosso alle delizie del mondo, che quando sorridono s’improfuma l’aria di viole intorno a noi. .. E’ una quiete accesa, è una salute lucente. .. Quando si ama, si può fare quello che ci pare: perché l’amore è la mano di Dio sulla spalla dell’uomo. Quando amano, anche i cani abbaiano in rima. E non si deve amare “un po’ così, un po’ cosà”, ma continuamente: l’amore che s’accende e si spenge, si fulmina. Bisogna amare con grandezza! L’amore che vivacchia, è.. che tira a campare, muore, no? L’amore è il Nettuno del sangue. E’ il.. la.. è il lor.. è.. è quando non si sa finir la frase: quello vuol dir che si ama. ..
L’amore .. è l’unica limitazione della libertà che ci rende più liberi. E’ una cosa maravigliosa, proprio con la A.”

Roberto Benigni, Festival di Sanremo 2002.

Ho sempre pensato che Roberto abbia vinto e continui a vincere la difficoltà di spiegare, a se stesso per primo, e in un modo così musicale a tutti, cosa siano i sentimenti rispondendosi nella semplicità.
Un sentimento che si accende e si spegne, nell’esempio, è una lampadina che si fulmina. Ma rimane pur sempre una lampadina. Semplice. Anche i cani, per i quali si pensa sempre “gli manca solo la parola”, quando provano un sentimento abbaiano in rima. Abbaiare, il verso animale che, come il verso poetico, rima con il successivo… nella rima, appunto, che è tipica della parola.

Eppure amore è grande, ancora più grande di quello che suona, e ti voglio bene sembra un po’ più piccolo ma suona altrettanto grande e potente quanto amore stesso.
Inutile combattere a suon di significati. Forse le sensazioni non hanno le parole adatte. O forse non riescono a parlare. Si manifestano in silenzio e fanno più rumore. Profondo. Dolciastro. Leggero.
Io sento qualcosa per te… ma non so descriverti cosa è.
Com’è semplice “sentire” qualcosa. Com’è bello “sentire” qualcosa. Com’è importante “sentirlo” e basta, senza nessuna pretesa, come play sul giradischi e il fruscio del disco che parte, prima della musica e riempie il silenzio.

Ora, dimentica l’amore dei film, quello strampalato di Woody e Diane in Io e Annie, quello strappalacrime di Richard e Julia in Pretty Woman, quello in bianco e nero di Humphrey e Ingrid a Casablanca. Forse le sensazioni non riuscirebbero a star dentro, immobili, in un’istantanea. E’ vero, le puoi fotografare ma non credo se ne starebbero tutte quante strette in una polaroid.
Forse le sensazioni non si possono spiegare. O forse non ci riesco io.

[Estratto da Ti Stavo Cercando, Emanuele Campagnolo]

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