UN PO’ DEL TUO COLORE CHE SI MISCHIA CON IL MIO.

di icecamp

Sono al telefono, seduto a un tavolino di ferro verniciato bianco nella veranda sulla strada che finisce dove inizia la spiaggia. Il rumore delle onde  dall’orecchio sinistro mi entra dritto nel cervello, lì si mixa con le sue parole e le sue risa che mi entrano dentro dall’altra parte della testa.
Tengo stretto il telefono alla guancia come per non lasciarne andare la voce dentro, stringo e quasi non mi rendo conto che sto stritolando il cellulare e deformando il volto come al mattino fanno i segni del cuscino.
È proprio questo che non voglio, sta dicendo, lasciare che tu possa assorbire anche le cose negative di me.
Non è un problema, rispondo, in fondo sono già un pasticcio.
No! Non è vero, mi rimprovera, non lo sei!
Mi ricordo a scuola, e riprendo a spiegare, quando a fine lezione avevamo le tavolozze un’unica macchia di colori, che partiva dal legno e finiva ovunque, sulle dita e anche fin su per le braccia. Tanti colori messi insieme per farne altri. Tutti necessari al dipingere, per la composizione finale. Ho sempre odiato pulire la tavolozza, cancellare ogni macchia, perché è tutto stato utile per il lavoro appena fatto. Non dovresti cancellare il passato se ti è servito a quello che sei e per il lavoro appena fatto!
Sento che sorride quasi in silenzio, poi proseguo.
È in questo che io sono un pasticcio. La mia tavolozza è sempre stata un casino, piena di un po’ del colore di ognuno. La lascio seccare e poi ci stendo sopra i nuovi colori e così qualche pezzo secco del vecchio andrà comunque a mischiarsi col nuovo e creare un qualcos’altro. Così il tuo colore andrà a mischiarsi un po’ col mio e un po’ con quello di qualcun altro che non sai chi è. Però penso sia importante combinarsi un po’ insieme e vedere poi cosa ne esce.
Dovresti scriverla questa cosa, mi interrompe accavallandosi al mio respiro… perché, boh è bella.. risponde sorridendo alla mia domanda dubbiosa sul da farne. Scrivila! insiste ancora infilandosi tra le mie parole.            
Va bene, ok, sospiro e chiudo gli occhi distendendo le gambe in avanti sulla sedia qui di fronte. E intanto il mare già ne sparla.

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