QUELLE VOLTE CHE IL TEMPO DI UN BACIO NON ASPETTA IL TEMPO DELLE DONNE

di icecamp

Wendy era cresciuta. Non dovete esserne dolenti per lei: lei era di quelli che sono contenti di crescere. Per concludere, lei crebbe di sua propria volontà un giorno prima delle altre ragazze.
Tutti i ragazzi nel frattempo erano pure bell’e cresciuti; e così non vale quasi la pena di parlare di loro. Potete vedere i Gemelli e Pennino e Ricciolino che vanno tutti i giorni in ufficio, con l’ombrello e una busta sotto il braccio. Michael è ingegnere. Piumino ha sposato una nobile, e così è diventato lord. Vedete quel giudice in parrucca che esce da quel portone di ferro? E’ Flautino. E l’uomo con la barba che non sa raccontare nemmeno una storia ai suoi bambini, è John.
Wendy si sposò in bianco, con una sciarpa rossa. E’ strano che Peter non si sia precipitato nella chiesa a impedire le nozze.
Gli anni passarono, e Wendy ebbe una bambina. Questo non dovrebbe essere scritto con inchiostro ma con oro colato.
La bambina si chiamò Jane, e aveva sempre uno strano sguardo interrogativo come se dal momento del suo ingresso nell’umanità avesse voluto fare delle domande. Quando fu abbastanza grande da poterle fare, la maggior parte di quelle domande riguardava Peter Pan.

«Dov’è il Paese-che-non-c’è? Ci si arriva volando verso quella stella? E quando c’è la nebbia e quella stella non si vede bene sbagli strada e finisci in un altro paese sconosciuto? E’ vero che Peter ha perso la sua ombra proprio in questa casa e tu mamma gliel’hai ricucita con ago e filo?»
Quante domande ho sentito venire fuori da quella stanza, mentre me ne stavo dall’altra parte della strada a guardare fuori dalla mia finestra, verso la casa dei Darling. Datemi del pazzo ma io Peter l’ho conosciuto, e ho giocato agli indiani con Pennino e Ricciolino, ho corso nei boschi esultando con i Gemelli, io facevo il verso del lupo e portavo in testa una pelliccia cucita proprio da Giglio Tigrato, la figlia del capo indiano. Ammetto che però avrei voluto imparare ad esultare come il gallo, che era il verso che faceva Peter quando vinceva contro i cattivi. Poi, un anno, quando le foglie erano ricresciute tutte sugli alberi, Peter non venne più a trovarmi, perse la sua ombra nella cuccia del cane dei Darling e il resto della storia la sapete già. Peter aveva cambiato famiglia, perché io ero diventato troppo grande per giocare, secondo lui, e sarei diventato presto un pirata. Me l’aveva confessato una sera, mentre guardavamo un tramonto, piedi penzoloni dall’albero dell’impiccato, e Campanellino svolazzava come un’ape impazzita tra la mia e la sua testa e ci faceva starnutire per la polvere dorata che ci cadeva in faccia come coriandoli a carnevale.
La piccola Jane era curiosa. Quando la conobbi fu al parco, Wendy la teneva per mano e lei continuava a fare domande strane sull’isola e sul coccodrillo e sui bambini sperduti.
«Tu eri innamorata di Peter, vero mamma? Allora perché Peter non ti ha mai dato un bacio? Tu hai mai dato un bacio a Peter, mamma?»
Sorridetti, e pensai profondamente. Wendy aveva paura di innamorarsi. Le donne in generale, quando diventano grandi, ne hanno sempre, di paura. Per Jane era facile pensare che sua mamma si spingesse sulle punte, prendesse il viso liscio di Peter e le stampasse un bacio sulle labbra, solo perché era bello pensare di poter dare un bacio a un bambino che ti piace. Ma Wendy stava già crescendo, anche se non se n’era ancora resa conto. E quella sera, fu l’inizio di tutto.
Ricordo ancora Peter che suonava il flauto alla finestra dei Darling, appoggiato allo stipite, con un piede sul davanzale e l’altro che penzolava fuori. Wendy cuciva un vestitino nuovo per Michael, che l’ultimo l’aveva strappato mentre tentava di scappare da un bufalo inferocito nella riserva degli indiani. All’improvviso cacciò un urlo, come se un pirata l’avesse colta di spalle. Peter si lanciò in volo verso di lei e le chiese se fosse tutto ok. Wendy disse, chinando la testa e vergognandosi, «mi sono punta con l’ago, scusa» e le mostro il dito con una goccia di sangue che diventava sempre più cicciona.
Peter si meravigliò, fece un passo avanti fissando il puntino rosso sul polpastrello bianco latte della ragazza e scoppiò a ridere.
«Oh Wendy – disse mentre singhiozzava – un pizzicotto così piccolo ti fa urlare così tanto? Vedessi quanto ne uscì dal braccio del Capitano quando gli staccai la mano e la diedi in pasto al coccodrillo» e intanto si spanciava levitando a mezz’aria nella stanza. Wendy si imbronciò, come offesa, non tollerava che Peter Pan ridesse di lei e delle sue piccole-grandi disgrazie. Si sarebbe aspettata una reazione più dolce e compassionevole. In verità tutte le fanciulle, quando diventano grandi, si arrabbiano tantissimo davanti all’indifferenza di un ragazzo o quando le si prende in giro, anche se non lo danno a vedere.
«Peter! Io mi sono fatta male! Sul serio!» lo rimproverò Wendy, col dito ancora insanguinato.
«Oh – disse il fanciullo, atterrando sul pavimento di moquette – non potevo immaginare…» e a passo felpato si avvicinò al polpastrello rosso, si piegò verso di esso, lo annusò come farebbe un cagnolino curioso, poi lo mise in bocca afferrando allo stesso tempo il polso della ragazza per non farle ritirare la mano. Wendy sbarrò gli occhi e cercò inizialmente di tirare indietro il braccio, poi lasciò che il suo indice scivolasse sulla lingua di Peter e uscisse dalla sua bocca umidiccio e disinfettato.
«Passa in fretta, non preoccuparti!» disse Peter sorridendo, e mise le mani sui fianchi come un eroe che ha vinto la più dura delle battaglie.
«P-P-Peter» balbettò Wendy «g-g-grazie!»
Il ragazzo si avvicinò alla finestra e agganciò per bene lo spadino e il flauto nella cinta di cuoio. Si tirò la gonnella di foglie e pelli sul sedere e si preparò a spiccare il volo, senza dire una parola, dando le spalle a Wendy.
«Aspetta! – lo interruppe lei – Voglio darti un bacio.» E lo disse così, tutto d’un fiato, come se quel momento andasse afferrato prima che schizzi via e non si recupera più.
«Mhmm – mugugnò il fanciullo, voltandosi e avvicinandosi – Che cos’è un bacio?».
Quando Wendy se lo ritrovò davanti, a 5 centimetri dal suo naso, l’unica cosa che le venne da fare fu chiudere le palpebre e alzare il braccio sinistro verso il volto di Peter e avvicinare la mano quasi socchiusa con un ditale di ferro forato infilato sull’indice. Non fece in tempo a riaprire gli occhi che una folata di vento le invadeva i capelli e Peter era già schizzato fuori dalla finestra con in mano il ditale di ferro. «Grazie del bacio!» urlò allontanandosi a zig zag nel cielo.
«Se Peter tornasse a trovarti glielo daresti un bacio? Io non lo direi a papà!» chiese Jane alzando la testa verso il vestito azzurro della madre, in cerca dei suoi occhi.
Wendy non rispose, e alzò lo sguardo anch’ella. Pensò dentro di lei che se Peter fosse tornato, quella sera stessa, lei avrebbe desiderato pungersi con l’ago non uno ma tutte e dieci le dita delle mani, perché non avrebbe appositamente usato nessun ditale di ferro per rifare l’orlo ai pantaloni di Michael.

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