COME BAMBINI SULLE ALTALENE

di icecamp

Immaginate una serata di metà settimana, un giorno come un altro, con il cielo che minaccia pioggia ma io me ne sto tranquillo perché il sito internet del meteo ha mantenuto per tutto il giorno la dicitura “nubi sparse” e quindi, chi se ne frega, non ho dietro neanche un ombrellino di fortuna.
Lei ha quel vestito bianco con una larga fascia nera diagonale adornata da bottoni bianchi che partono dalla spalla destra e girano sul fianco sinistro, ha le spalle scoperte e un cuoricino rosa tatuato che sbuca da una bretella della scollatura. A me piace un sacco così. Piacerebbe anche a voi, ma io sarei geloso, quindi non guardatela troppo per favore.
Siamo seduti a un tavolino tondo, piccolo, di ferro battuto e verniciato mille volte che dai graffi in superficie viene fuori il colore precedente. Il tavolino è talmente piccolo che le nostre gambe non ci stanno di sotto e ci tocca incrociarle di nascosto. Stiamo bevendo un frullato enorme, dentro c’è del gelato, della frutta mista che non riesco a separarne i gusti e sopra una spruzzata di panna montata. Dal bicchierone vengono fuori due lunghe cannucce, facciamo a chi riesce a berne di più in meno tempo possibile. Ci guardiamo negli occhi, ridiamo a bocca aperta quando uno dei due si ferma a prendere respiro.
La prendo per mano e la trascino fuori dal locale. La porto dall’altra parte della strada, sotto le insegne illuminate di un cinema molto carino. «Scegli un film!» dico.
Siamo al buio, in sala, sono seduto alla sua sinistra e nella mia mente si srotolano tante idee strane. La spio con la coda dell’occhio per rubarle lo sguardo attento alla trama del film. Ogni tanto sorride divertita, poi ritorna tutta seria e cerca ancora di capire e dare un senso alle scene più complesse. Le rompo le scatole toccandole la punta del naso con un dito, poi gioco con lo stesso dito davanti ai suoi occhi per non lasciarle vedere il film. Agitando le mani cerca di scacciarlo come farebbe con una zanzara fastidiosa. Mentre prende a schiaffi l’aria davanti alla sua faccia scoppia a ridere rumorosamente, da dietro qualcuno infastidito ci fa uno “sshhh” e scoppio a ridere anch’io. Ci sotterriamo entrambi nelle poltrone, mi afferra un braccio, butta giù la testa sulla mia spalla, come fosse un cuscino e si avvinghia a me come un koala fino alla fine del film.
Torniamo a casa a piedi, lei non smette di farmi mille domande, io guardo a terra i nostri piedi incrociarsi uno davanti all’altro e le ombre, formate dai lampioni gialli,  deformi che si allungano per metri in mezzo alla strada.
Poco prima di arrivare, le prendo la mano, mentre mi sta raccontando pezzi della sua vita, la trascino dentro il vialetto buio del parco, le fronde alte e folte degli alberi nascondono la testa dei lampioni e fanno da tappo all’illuminazione. Ci avviciniamo ai giochi per bambini, mi impossesso di un’altalena e le indico sorridendo di sedersi su quella accanto.
Siamo ancora uno di fronte all’altra, lei continua a parlare, inizia a farmi domande dai doppi sensi, e ride, lo fa per mettermi in imbarazzo. Io non rispondo e la prendo in giro. Gioco ancora con il dito davanti ai suoi occhi fino a che non le do un colpetto sulla punta del naso, lei arriccia il viso in una smorfia che le fa chiudere gli occhi. Non fa in tempo a riaprirli che ho già afferrato la catena della sua altalena e la sto strattonando verso di me, rubandole un bacio sulle labbra. Si stacca di colpo, spalanca gli occhi, mi guarda un secondo e con fare da rimprovero dice «sei uno scimmione!», la guardo, le faccio una smorfia anch’io, poi sorrido e le dico «ssshhh» e la sto tirando ancora verso di me.
Mentre mi bacia, una sua mano scivola sul mio viso dall’alto, poi mi afferra da dietro per il collo e mi tiene appiccicato a lei con la violenza che l’impeto di un bacio può esprimere sotto le sue dita, sulla mia pelle.
Le catene delle altalene si intrecciano, iniziano a dondolare e a cullarci, e tutto attorno diventa un vortice che ci trascina via da lì.

swing

Annunci