VOGLIO UNA VITA ADDOMESTICATA?

di icecamp

«Non sei di queste parti, tu», disse la volpe, «che cosa cerchi?» «Cerco gli uomini», disse il piccolo principe. «Che cosa vuol dire “addomesticare”?»
[…] «È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”…» 
«Creare dei legami?»
«Certo», disse la volpe. «Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.»
«Comincio a capire», disse il piccolo principe. «C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…»
«È possibile», disse la volpe. «Capita di tutto sulla Terra…»
«Oh! non è sulla Terra», disse il piccolo principe. La volpe sembrò perplessa.
«Su un altro pianeta?»
«Sì.»
«Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?»
«No.»
«Questo mi interessa! E delle galline?»
«No.»
«Non c’è niente di perfetto», sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea: «La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi laggiù, in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…». La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: «Per favore… addomesticami», disse.
[…] «Che bisogna fare?», domandò il piccolo principe.
«Bisogna essere molto pazienti», rispose la volpe. «In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…»
Il piccolo principe ritornò l’indomani. «Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò a essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e a inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti.»
«Che cos’è un rito?», disse il piccolo principe.
«Anche questa è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe. «È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore.»


Viaggiare per questo o per altri mondi è la nostra inclinazione naturale, essendo nati con un forte senso di curiosità, che è proprio quello che ci fa vivere, giorno dopo giorno, e ci fa scoprire chi siamo e come siamo.

Siamo animali, come la volpe, ma siamo animali metafisici, che vanno al di là di ciò che vediamo e tocchiamo ingenuamente e lo sviluppiamo, attraverso tutti gli altri sensi, per trarne beneficio a noi stessi. E’ il concetto di “eccitazione”, forse un po’ troppo complesso per essere un principino di 10 anni che si trova perso per un mondo che non conosce, lontano da casa, dalla sua piccola casa.

Il mondo mi è sembrato enorme, che poi definirlo mondo è tanto relativo perché di mondi io ne ho girati un sacco. Quest’ultimo però, questo enorme posto, qui lo chiamano Terra, come la polvere scura su cui cresce l’erba, che diventa argilla se infangata d’acqua e dura come la pietra se cristallizzata al sole. Mi piace la Terra, perché è piena di tutto, tutto ciò di cui si ha bisogno. Non mi piace perché gli umani che la vivono non se ne rendono conto, o forse se ne rendono conto troppo esageratamente.
Questi umani sono esseri primitivi, legati agli istinti, che sono però stati soggiogati da un’evoluzione strana. Loro non si accontentano mai. Inventano le macchine per trasformare la natura, quando invece è proprio la natura che si trasforma automaticamente per i loro bisogni, ma vaglielo a spiegare! Loro manipolano la pietra per renderla più dura, la squagliano e la colano nel ferro per costruire le case, ho visto costruire le città in questo modo e mi sono chiesto «che strano, quanta fatica, quanto denaro speso, ma il fango e le pietre o il legno non vi bastano più?». Già, il denaro, ho scoperto anche questa cosa. E’ un baratto strano: io prendo qualcosa di grosso e do in cambio un fogliettino di carta colorata che pare avere lo stesso valore, e quindi tanta gente va in giro con le tasche piene di fogliettini colorati ed è felice di averne sempre di più. E ne hanno tanti eh! Però poi questa gente torna a casa, apre la porta, e ha solo fogliettini colorati in giro, niente di solido, niente di reale, non ha animali da accudire, piante che gli danno i frutti da mangiare e quindi mi sono chiesto «ma perché vivono questa vita noiosa?».
Ho scoperto che gli umani si conoscono già, almeno fanno finta. Non si parlano più, non si scambiano gli sguardi, non diventano amici, non si innamorano davvero ma ho scoperto che loro invece sono proprio convinti di farle, tutte queste cose. E’ come un buffo videogame in cui tu sei il re del mondo ma in realtà è tutta una finzione. Solo che nel gioco ne sei consapevole, qui sulla Terra invece non lo sa nessuno.
Penso che gli umani debbano svegliarsi subito quando suona la loro sveglia al mattino, uscire e creare legami, avere dei riti e non invece starsene a rigirarsi nel letto altre due ore, perché è quello di cui pensano avere necessità. Loro hanno necessità di sognare perché non hanno una realtà soddisfacente. Che cosa strana, si sono addomesticati da soli!
A me l’ha insegnato la volpe, nella sua forma umana, che vi potrà sembrare una persona triste perché vive in semplicità e si emoziona delle cose piccole, che sgrana gli occhi per squadrare la gente e fa mille domande per capirle ogni volta. Dovreste invece convincervi che è il modo giusto per vivere al meglio.
Parlo ancora con la volpe, continuamente, ci sediamo vicini, ci prendiamo per mano e ridiamo insieme guardando le cose che fanno gli umani comuni. A volte piangiamo, perché non capiamo come certe cose possano accadere. Litighiamo di brutto e poi facciamo pace, perché altrimenti tutto il resto non ha senso per noi e dentro fa solo male. Ci guardiamo in silenzio, perché così possiamo sentire dentro e fuori cosa succede. Non ci addomesticheremo, perché  siamo primitivi e abbiamo bisogno degli istinti per sentirci vivi e non cadere nell’abitudine e nella routine che ci fanno annoiare e disperare. Giochiamo, continuamente, perché altrimenti il tempo non passa più e non arriverebbe mai il giorno dopo per rivederci. E ogni volta che la rivedo, lei è nel suo angolo di natura contaminata dagli umani, dal loro cemento e dai loro segni pitturati sulla pietra, e guarda in alto, verso la testa degli alberi, la luce e il cielo, e in viso ha la meraviglia del mondo intero, quella che gli altri non capiscono.

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