PARLAMI D’AMORE TU CHE SEI SCONOSCIUTA

di icecamp

Strane le atmosfere di Lisbona. Me ne parla Pier, che ci vive ormai da un po’, che se n’è innamorato ma non lo ammette ancora, che si comporta come alla prima infatuazione quando si fa finta che sia una storia di passaggio e invece, da qualche parte, c’è già scritto che sarà amore.
La guardo attentamente ma non invado, proprio come fosse la ragazza del mio amico che mi affascina ma non posso pensare oltre, ché sarei uno stronzo ad allungare il braccio e tendere la mano anche solo per accarezzarla, in viso, nella via che si incassa tra il naso e lo zigomo che chiamiamo guancia e che scende fin sotto al mento. Mi affascina questa pazza idea di amare le città, anche quando ci vive qualcun altro che non sono io.
Mi piace questa Lisbona, che in realtà, di persona, non ho mai conosciuto. Perché le città sono donne, ognuna totalmente diversa dalle altre ma accomunate dai suoni simili nei nomi delle strade, con quel fascino mozzafiato della notte, quando sono illuminate e colme di vita e di passione, e dal viso stropicciato e non struccato del mattino, quando si nascondono sotto le coperte per non mostrare gli occhi da panda e i segni del cuscino.
Puoi chiamarla come vuoi la città, che non ti tradisce per un accento sbagliato e mai s’incazzerà e ti mostrerà il muso, se la ami davvero. Ho sognato Lisbona l’altra notte, l’ho chiamata straniera e mi ha sorriso, da perfetta sconosciuta.
Ed è colpa dei racconti che me l’hanno presentata, quelli del mio amico che la vive tutti i giorni e di lei che mi ha consigliato un vecchio film in cui lui, fonico tedesco, raggiunge un amico regista per girare un film e, registrandone i suoni, ne perde la testa.
Quando ti innamori del suono di una città, è colpo di fulmine. Non si torna indietro. Nè, spesso, si va avanti. Non puoi fare a meno di ascoltarne i rumori e di trovare una parola che lo possa descrivere in un modo semplice, di modo che tutti possano capirlo. E’ come un balbettìo inutile. Una scena muta all’esame della vita.
Nella luce del giorno anche i suoni brillano.
Io ho desiderato, come i suoni, non essere le cose ma viverle.
Ascolto senza guardare e così vedo.

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