PROFUMO DI DONNA

di icecamp

– Hai fretta? – domanda. – Cioè, hai previsto di arrivare a destinazione entro una data precisa?
– No, non proprio, ma mi rimane tanta strada davanti, questo sì, –  rispondo io per apparire più convincente. Devo stare in guardia: potrebbe sorgere qualche imprevisto, magari sotto forma di una richiesta a sorpresa. Spesso le donne hanno già progettato qualcosa nella loro testa, con largo anticipo, e senza che uno neppure se ne renda conto.
– No perché sai, volevo invitarti a dormire da me, – ribatte lei. – Sono in affitto assieme a due mie compagne di corso, ma c’è abbastanza posto anche per te.
Mi spremo le meningi per capire quali pericoli correrei se accettassi la proposta. Per esempio, entrare  per un attimo nella vita di un’altra persona, si rischia di diventare più importanti di quelli che ne fanno parte da anni. E per esperienza diretta, so che le coincidenze a volte si rivelano astute e fatali.
– Sul serio, – continua sistemandosi i capelli infilando un boccolo sotto la fascia. E poi inizia a essere buio, scende la sera.

Audur Ava Ólafsdóttir

Le fisso il collo, uno stretto cilindro di pelle chiara che si raccorda alle spalle piccole in una curva morbida simmetrica. Ha le braccia alzate, gomiti in aria, e sta legando i capelli. E’ sempre un casino quando i capelli lunghi ti finiscono tra le dita quando massaggi la schiena di una donna.
«Non riesco mai a capirli questi capelli» e intanto continua ad armeggiare con l’elastico, quasi infastidita.
«Stai facendo la coda? Lo sai che una donna con la coda è quasi sempre sessualmente più appetibile che con i capelli sciolti?» le dico.
«Ah sì?» interrompe alzando lo sguardo chiaro incrociandolo col mio.
Raccoglie i capelli e sfila l’elastico dal polso con un gesto quasi atletico. Mi lascia intravedere una coda di cavallo per qualche attimo e poi sorridendo, come volutamente, la raccoglie in uno chignon un po’ sgangherato.
Mi alzo dal divano dove le ero seduto a fianco, dopo averle insegnato come si accorda una chitarra. Trascino una poltrona bianca, che sembra rubata ad un parrucchiere, davanti a me, in centro al backstage. La avvicino al divano finché non sfiora le mie ginocchia. Le dico di sedersi con un gesto muto della mano che batte sullo schienale della poltrona e mi alzo per sfilarle leggermente il giubbetto di pelle per scoprirle le spalle. Con un gesto più veloce del mio, le sue braccia si lasciano andare indietro e il giacchetto improvvisamente cade giù del tutto. Mi soffermo a guardarle il corpo, coperto dalla canotta con la stella rossa della radio, poi, mentre mi siedo dietro di lei, appoggio leggermente le nocche sul collo e apro lentamente le dita mentre scivolano verso il basso, come in un accordo di settima aumentata.
Mi piacciono le donne quando seguono interessate un discorso nuovo, che va fuori dagli schemi classici di una conversazione senza impegno.
Mi piacciono quando si avvicinano caute con lo sguardo pronto a far scattare la difesa e poi si rilassano sorridendo un po’ stupite, lasciando trasudare la loro complessiva bellezza disarmante.
Mi piace osservare la schiena, nelle donne, contarne i nei, uno per uno, e disegnarci attorno cerchi, mentre le dita premono sulla pelle, massaggiandola.
Mi piace sentire raccontarmi le loro storie, mentre chinano in avanti il capo, mostrando in fuori la spina dorsale, tra un respiro profondo e un altro. Mi piace chiudere gli occhi, mentre loro raccontano, e sentirne le sfumature della voce che cambia a ogni mia pressione, come fosse musica che esce nell’aria mentre schiaccio i tasti di un pianoforte.
Adoro sentire il profumo di donna, che entra dentro il naso e va a toccare quelle parti nella testa che smuovono i brividi: raccontano il resto delle storie, quei profumi, quando le labbra si serrano e le parole diventano silenzio.
Adoro sentirne un grazie, dalle donne, anche soffocato, e dirlo io a loro prima ancora di riceverlo.
Mi piace guardarne le mani e fantasticare su cosa potrebbero scrivere su un foglio di carta bianca, e immaginarne la calligrafia. Sogno di ricevere una lettera, da una donna, o una cartolina di quelle vecchie che si rovinano subito gli angoli, con su scritto “Ciao! Sono qui”. Adoro follemente desiderarle, le donne, e in quel sono qui sentirmi desiderato, anche a distanza.
Adoro le donne non nel loro giorno di festa, ma due giorni dopo, quando le mimose iniziano a diventare giallo scuro prima di appassire, e le adoro per tutti i giorni dopo ancora, in cui lentamente tornano a far fiori.

mimosa-donna-art

Annunci