DI NASCOSTO NEL GIARDINO SEGRETO

di icecamp

Sono immerso tra le piante per l’intera giornata, penso costantemente al giardino; però, mentre lavoro la terra, una buona dose di tempo se ne va in riflessioni sul corpo, che non riesco ad accantonare completamente neppure durante gli incontri quotidiani con l’abate. Mi sembra che il corpo si affacci in una certa zona del mio cervello ogni venti minuti circa, alle volte senza nessuna ragione particolare legata alla situazione o all’ambiente. Sono arrivato qui di mia totale e spontanea iniziativa, animato dal desiderio di occuparmi dei fiori, cercando nel frattempo di rimettere un po’ d’ordine nella mia vita.
Niente: se mi concentro sulle questioni grammaticali, il corpo passa in secondo piano per un attimo, ma non appena smetto di dedicarmi alla formazione delle parole, ecco che il corpo ricompare, come una macchia d’inchiostro che si allarga sulla tovaglia bianca. In apparenza, parlo con padre Tommaso del giardino: in verità, la mia mente combatte contro i miei istinti.

Audur Ava Ólafsdóttir

L’artista con la sua arte ti trasporta nei mondi in cui vuole portarti. Dove vuoi portarmi, tu, artista?
Perché, mi chiedo, ti seguo senza fiatare, senza mai domandarmi il motivo per cui tu non parli mai mentre mi fai strada in questo bosco? Perché sono solo io a fare le domande qui, artista? Hai mai scelto un albero tra tutti questi? Li hai mai abbracciati, uno ad uno, questi alberi? Ne hai mai scelto uno in cui infilarti e vivere per sempre?
Qual è il tuo mondo, artista? Me lo mostri tra le parole, ogni volta, o è soltanto la facciata di questa tua enorme reggia nascosta, ciò che leggo?
E’ arrivata la primavera, i fiori stanno sbocciando nel tuo giardino, lascia che vi entri e che sistemi le siepi, che strappi via le erbacce e curi le tue rose candide e i delicati esotici tiaré.
Hai mai provato ad immergerti nei profumi dei tuoi fiori? Ti sei mai perso in un rampicante mentre si aggrappa lungo le cancellate di ferro freddo e le pareti di cemento intento ad arrivare a grattare le tegole del tetto?
Hai mai annusato il corpo di una donna mentre si arrampica con le sue braccia fino al tuo collo sfregandosi violenta contro la tua pelle? Lasciami vaneggiare, artista, come spesso fai tu. Ho bisogno di sognare ancora come l’altra notte e non solo: se posso, voglio viverla tutta, questa natura che fiorisce. Perché la donna è la pianta più bella quando ti infila le radici dentro e ti invade, come fossi terra succosa di minerali dentro cui nutrirsi e crescere. Apri le finestre che non ce n’è più di freddo al di là, apri i cancelli e lascia entrare la luce. Quando vedrai sbocciare una donna, a primavera, e ne sentirai forte i profumi di fiore dentro al naso, come se l’aria avesse le bollicine e fosse improvvisamente frizzante, allora ne canterai la follia e ne suonerai la dolcezza delle forme nei movimenti di femmina. E la vedrai dormire, aprendo gli occhi prima che ti sorprenda l’alba, in un selvaggio abbraccio che hai tu stesso disegnato, in un letto sfatto che non ti copre più la pelle, ché fa caldo fuori, ché è primavera già da un pezzo e non te n’eri ancora accorto.

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