GLI INNAMORATI NON SI BACIANO PIU’ IN MEZZO ALLA GENTE

di icecamp

Me ne sono accorto oggi in metropolitana, uno di quei luoghi affollati ma non troppo, un luogo comune, piccolo, in cui si convive con altra gente e si condividono parti brevi ma intense di queste nostre vite. Tornavo a casa dopo un torneo di calcio di beneficenza che i miei colleghi hanno brillantemente vinto giocando con la squadra della radio.
Entro a Centrale e mi siedo, ché sono sfinito dopo l’intera giornata sotto il sole passata in panchina a motivare i campioni. Il vagone è affollato, non di certo come all’ora di punta in piena settimana, la gente è rilassata da questa prima domenica di caldo milanese e nell’aria sembra quasi morta la solita tensione che si respira durante i giorni in cui la metropolitana si prende solo per andare a lavoro e tutti corrono come dei forsennati per non perdere le coincidenze dei treni.
Mi soffermo a guardare intorno. Una coppia di giovani, uomo e donna, entrati insieme chiacchierando, si aggrappano a due pali distanti e non si parlano per le due fermate successive, si danno anche le spalle per un momento. Scendono a Loreto, lui la cinge con un braccio e lei sorride guardandogli la punta del naso, poi si incamminano abbracciati verso l’uscita della stazione.
Un altro gruppo di donne con varie buste di negozi legate al braccio entrano starnazzando per poi abbassare violentemente il volume della voce e quasi ignorarsi a vicenda interrompendo di colpo il discorso sui mariti infedeli di cui stavano allegramente parlando. Una ragazza, bionda e sorridente, avvicina la mano a quella del suo accompagnatore sedutole vicino con l’intento di avvicinarsi e dargli un bacio. Lui si guarda prima intorno, poi, tenendo gli occhi aperti, risponde al bacio rimanendo schivo.
Accanto a lui, in piedi, con le spalle poggiate alle porte chiuse della carrozza, noto una ragazza: ha i leggins con una texture geometrica che richiama una greca, una blusa smodata che le copre appena il sedere e scollata in alto, una sciarpetta leggera ormai quasi del tutto slegata e i capelli raccolti che lasciano intravedere gli auricolari nelle orecchie. La fisso: mi piace immaginare che musica stia ascoltando e penso a un mood elettronico di qualche anno fa, l’esatto istante in cui i Depeche Mode cantano Io non riesco proprio a non affondare nel tuo letto in Just Can’t Get Enough ma nello stesso istante ipotizzo che potrebbe benissimo ascoltare Le domeniche d’agosto quanta neve che cadrà intonata da Gigi D’Alessio.
Si accorge che la sto fissando, alza lo sguardo, e in quell’istante rido per il mio pensiero nazional popolare di poco prima. Lei quasi offesa si gira dall’altra parte, fissando un finestrino, poi torna a guardarmi quando io faccio finta di non vederla più. Scende a Piola, una fermata prima della mia, e attraversa le porte fissandomi incuriosita, mentre il mio sguardo incrocia il suo. Salta in banchina, schiva un paio di bambini che corrono per entrare in tempo sul treno e si gira di scatto, ancora imbarazzata, mentre imbocca la scala mobile per tornare in superficie.
Penso che la gente abbia paura della socialità, della civiltà di sempre, come se fosse reato vivere in un ambiente pieno zeppo di altra gente comune. Fanno tutti finta di essere anonimi e allo stesso tempo i più celebri, si guardano intorno come se chiunque potesse riconoscerli e allo stesso tempo si assicurano che tutti quanti li ignorino. Si nascondono dietro se stessi, si rintanano negli angolini come per non farsi vedere e invece attirano proprio l’attenzione di tutti.
E’ una cosa tenera, come i bimbi che giocano a nascondino tra le gambe dei genitori e quando si trovano sorridono, però è anche una cosa patetica, proprio perché bimbi non lo si è più.
Non riesco a spiegarmi questo senso generale di imbarazzo. Sembra come se una donna non possa essere naturale con un uomo anche in mezzo ad altri esseri respiranti, come se i baci della gente fossero improvvisamente diventati sociofobici.
Ma non è solo dei baci che mi rendo conto. La gente in generale non si guarda più. Si parla tanto, spesso anche addosso, come se quello che uno ha da dire è di certo più importante della cosa dell’altro ma in generale non ci si guarda più negli occhi.
Ne soffrivo anch’io, di questa malattia, mi sono nascosto per anni dietro il pensiero che mi piacesse osservare il naso e la bocca mentre qualcuno mi parlava. Un giorno alzai la testa, proprio alla fermata della metropolitana, e guardai uno degli sguardi più belli che ad oggi ho ancora impresso.
«Ti sto guardando negli occhi!» dissi di scatto, interrompendo il suo discorso.
Lei sorrise, stupita.
«Non l’avevo mai fatto finora» confessai emozionato, come un bambino che stava scoprendo un mondo nuovo.
Lambrate FS. Fermata Lambrate FS. Dovrebbe dire così la vocina, mentre si aprono le porte, ma sono ormai un po’ di volte che non ci faccio più caso. Sarà che a casa ci torno solo in condizioni pietose, con lo scopo di morire a letto, spesso anche a digiuno; sarà che quando arrivo a destinazione, di solito, abbandono ogni sensazione, non mi concentro più sui particolari e mi godo il semplice momento di essere riuscito ancora una volta a tagliare il traguardo. Sarà che è primavera e io inizio a distrarmi più spesso anziché puntare l’obiettivo. E adesso dovrei iniziare a scrivere a rallentatore e lasciare partire in sottofondo Chariots of Fire come in Momenti di Gloria.

Soundtrack: Depeche Mode – Just Can’t Get EnoughVangelis – Chariots of Fire

metromilano

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