CANTASTORIE

di icecamp

A Mi Manera, Airport Free, Barbagianni, esterna1, Guest, Losio’s WiFi, Wifi e basta.
Scorro la lista di tutte le reti wireless salvate sul telefono. Sono tante le ultime a cui mi sono collegato. Praticamente tutte. Sulla isla era l’unico modo di sapere come va il mondo esterno. Sempre che ne avessi la voglia, di saperlo davvero. Altrimenti il cellulare non serviva praticamente a nulla, ché di telefonarci o di messaggiarci non ce n’era bisogno. Le distanze permettevano di accendere il motorino e di raggiungerci in qualsiasi parte, in qualsiasi momento, anche solo per dirci ciao. Sembra quasi com’era una volta, quando s’era ragazzini e non c’era bisogno di organizzarsi perché tanto bastava andare nei soliti posti di sempre e ci si sarebbe ritrovati. Stesso posto, stessa ora, senza fare domande.
«Dov’è che va?» chiede il tassista con la voce rauca da chili e chili di fumo accumulato negli anni.
Alzo la testa mentre con un dito chiudo il menu del wifi sul telefono.
«In Sicilia. Torno a casa per qualche giorno» rispondo appoggiandomi bene al sedile posteriore.
«Ma è già abbronzato! Non si è ancora stancato del mare a settembre?» ribatte, tossendo rumorosamente.
«In verità – sorrido – torno da Formentera, ma ci sono stato per lavoro».
«Ahhhh – e tossisce ancora – Lo sa? Io vi ascolto. Avete un modo di parlare, di raccontare, tutti quanti voi della radio, che è speciale. Tutti possono fare i tassisti ma non tutti possono fare la radio. Io non so cosa faccia lei alla radio ma se lo merita, questo mare, lo avete regalato anche a noi che vediamo solo l’asfalto tutti i giorni».
Mi fa un effetto strano ascoltare le storie della gente ma so allo stesso tempo che non potrei farne a meno di questi frammenti delle vite degli altri. Egoisticamente mi completano. E l’estate, poi, è quel periodo in cui di storie ce ne sono tante. Storie che poi si perdono tra i fumi delle città quando inizia nuovamente il freddo e se ne stanno tutti imbacuccati nelle sciarpe pesanti calate sulla bocca. Le persone attorno a noi sono cantastorie, condividono racconti ed esperienze perché ciò li rende della stessa sostanza, tutti uguali di fronte alla natura.
«Da questo momento tutti i dispositivi elettronici dovranno essere spen…»
Play. Ho il tempo di una canzone, prima di fare quello che rispetta le regole e spegne anche l’iPod, ma quante volte m’è capitato d’infrangerle e addormentarmi prima ancora del decollo, con le cuffie dritte dentro nelle orecchie.

Something in the way she moves,
attracts me like no other lover.

Sono parentesi strane queste estati. E io le concludo sempre in spiaggia, sotto casa, con la felpa e il cappuccio sulla testa. E Milano, lontana, è anch’essa porto di mare, anche se il mare non ce l’ha. Ma alla fine (o al principio) di ogni storia e di ogni estate, bisogna sempre ritornare e attraccare, a meno che non si decida di punto in bianco di mollare gli ormeggi e salpare ancora. Intanto guardo fuori dal finestrino e vedo che sto già arrivando a casa.

Soundtrack: The Beatles – Something

finestrino_aereo_mare

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