SCORCI E DISSONANZE

di icecamp

Non mi fermavo a fotografare la città da un bel po’. Ho pensato di dedicarmi a scatti bassi, come la maggior parte delle teste di questi nuovi indigeni metropolitani. Abbasso lo sguardo, inquadro e scatto. Piedi, gambe, pavimentazioni di ogni genere, questi i soggetti rubati dalla strada nei miei ultimi scatti.
Poi succede che mi incazzo, di notte, ieri notte, perché a volte essere paziente e ottimista poi sfocia in ansie peggiori, quando si avvicinano gli eventi importanti. Do la colpa a me, a consapevolezze già fissate nella mia mente e a mancanze affettive forti in questi miei giorni troppo impegnati. Io sono uno che parla, nella vita, che non si stanca mai di farlo ma sono un timido per definizione, anche se poi non ci crede mai nessuno. Quando mi incazzo, quando entro in ansia, vince la parte timida e si piazza come scudo davanti alla mia bocca. Niente, non esistono parole. Invece ho sempre reputato le donne capaci di mettere bene insieme le parole nei momenti critici, di metterle insieme davvero nel modo perfetto, quasi come le incastrassero in un testo musicale ancora non finito. Come se la canzone fosse già pronta con sotto gli strumenti ancora scordati. Sono composizioni, queste, che a volte fanno male. Ma io amo le dissonanze, non sarei jazzista altrimenti.
E’ una questione di segni. Qualcosa va male, psicologicamente crolla tutto. In tutto questo appena uscito dalla doccia il mio phon ha dato improvvisamente segni di cedimento e dopo un minuto ha sputato una nuvoletta nera dal culo e mi ha abbandonato. Perdere un phon per me è capire che inizia un periodo di merda.
Prendo un respiro, punto verso l’alto, imposto ISO200 e scatto. Oggi è sereno, magicamente silenzioso. Per terra, tra le macchine, è tutto ancora una poltiglia di fango. Fa freddo sul volto che sembra già natale, come lucertole corriamo dalle zone d’ombra in cerca di sole per non iniziare a tremare. I grattacieli di vetro prendono il colore del cielo, mi meraviglio di come un respiro gelido possa passare dal naso dritto in testa e acquietare le ansie.
Avevo paura andasse tutto storto, perché se io stesso sono storto lo so che poi qualcosa finisce per andar male. Evito di parlare, siamo professionisti e non posso sbandare anche solo sbagliando una virgola. Ho passato il resto delle ore a guardarmi intorno, squadrare gli sguardi attenti dei ragazzi dietro relatori che parlano di audio al seminario per la radio, di come si comprime e di come si tratta tecnicamente il suono per fare un disco, un prodotto di qualità e di come la radio alla fine decida il come, oltre il quando, farlo suonare.
Sono nozioni di base, storia di tutti i giorni per noi, ma mi emoziona sempre fissare gli sguardi nuovi che partono socchiusi al mattino presto e pian piano si spalancano. Mi si è aperto un mondo, qualcuno mi ha detto a pranzo. Poi Max inizia il corso dicendo di Sbagliare, perché tutti abbiamo sbagliato all’inizio. E se non avessimo sbagliato non ci saremmo innamorati di tutto questo. Ha sempre saputo tirare fuori la motivazione giusta, lui. E’ la prima cosa che mi ha insegnato in questo lavoro, tanti anni fa. Motivarsi anche quando il resto va a puttane è il modo per non restare seduti, per iniziare, anche se la conseguenza imminente è quella dell’errore, del disastro. Fare, sbagliare. Innamorarsi. Dall’errore si capisce se sei realmente dentro o sei fuori.
Tornando alla musica, il phon nuovo l’ho comprato. Uguale al vecchio, perché voglio lo stesso suono. E’ il suono che mi rilassa, che ho campionato con un microfono e registrato per due ore di seguito. E’ il suono che ascolto quando scrivo, tipo adesso, e a volte quando vado a dormire. Teoria dei rumori bianchi, al prossimo seminario ve la spiego.
Entro in casa e guardo il computer spento, la tastiera, il microfono buttato nell’angolino. Ho visto che Bono, Ed, Ellie e altri ragazzotti con cui ho lavorato hanno registrato la canzone per raccogliere fondi contro Ebola ed io invece non mi sono ancora seduto nemmeno un secondo al pianoforte a scrivere la canzone di natale per la radio. Dovrò recuperare, ché tanto la notte è diventato un hobby felice, quello di pensare anziché dormire.

Soundtrack: Band Aid 30 – Do They Know It’s Christmas?

milano_isola

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