reading, writing

Mese: dicembre, 2014

ELENA JANE

Come nei film, in cui accade sempre per caso, mi sveglio appena l’aereo inizia a sobbalzare. Avevano annunciato dall’interfono in cabina una turbolenza verso la fine della traversata e la immaginavo ancora da prima avendo seguito l’avanzare delle perturbazioni russe di questi giorni. L’aereo inizia a ballare per qualche minuto, osservo il panico nelle facce degli altri e sorrido notando che quasi tutti iniziano a irrigidirsi sui sedili. Io accavallo le gambe e continuo a leggere in quel su, giù, destra e sinistra, poi superate le nuvole, guardo fuori dal finestrino ché si inizia a scendere.
Terra in vista. Campi gelati. Milano appare come una città al tramonto, con le luci dei palazzoni che si accendono le une appresso alle altre, circondata dal bianco dei campi ghiacciati nelle campagne. Decido di non scattare foto perché preferisco rimbambirmi sul momento e godermi il messaggio, quello egoista, che queste vedute, dei campi gelati, sono qui per me adesso e non per tutti dopo.
Oggi è il compleanno di Ellie e mentre attendo la valigia davanti al nastro ancora fermo leggo in un articolo di alcuni suoi problemi di qualche tempo fa, di quelle paure che ti vengono di notte e non ti lasciano dormire e che vengono di giorno e ti immobilizzano davanti a qualsiasi cosa. Non immaginavo che gli attacchi di panico venissero anche ai super eroi. Il periodo risale inoltre a quando ci siamo incontrati e abbiamo registrato insieme un paio di suoi pezzi in acustico. Tornavo da Londra e avevo ancora un altro giorno di ferie ma mi presentai comunque a lavoro perché dovevo assolutamente conoscere Ellie.
Non fa mai piacere scoprire il lato oscuro di qualcuno che ha sfiorato la tua vita anche solo per un attimo. È come scivolare sul ghiaccio e colpire forte col culo per terra. Duro, freddo, un colpo che lascia il livido addosso.
Seduto in macchina guardo per l’ennesima volta il video in cui Lorenzo, innamorato folle, si diletta in un buffo corteggiamento a Ellie durante il mio programma in diretta alla radio. Sorrido, anche perché ingenuamente la scorsa vigilia di natale le mandai il link per mostrarglielo, consapevole che non lo avrebbe comunque notato tra i mille messaggi insulsi delle fans scatenate. Ma a volte si dice che basti il pensiero e io penso che tra i tanti comuni biglietti di auguri questo possa essere stato per me, per Ellie e per Lo, un regalo divertente in un pugno di noiosi e scontati happy holidays.
Chiudo internet e inizio a guardare vecchie gallerie di foto salvate, tantissime da cancellare. Ce n’è una che sembra una polaroid di un passato tanto lontano. Ricordo di averla rubata quattro anni fa da un vecchio articolo del Guardian che elencava le nuove indie pop band inglesi. È in bianco e nero e sembra di un’altra epoca, il viso di Ellie ha ancora le guance che non mostrano il profilo sfilato di oggi con gli zigomi in vista, i capelli scuri e non del biondo acceso delle foto di adesso sulle riviste di gossip.
«Fumavo, bevevo e amavo la carne. Poi sono diventata vegetariana e ho iniziato a correre. Come Forrest Gump!» diceva in una delle prime interviste, prima che il mondo le accendesse i riflettori in faccia così da nascondere bene i momenti bui della sua camera da letto.
Appunto le ultime di queste parole e metto via il telefono.
«Ecco è qua a destra. Può accostare».
Pago il taxi e prendo le chiavi di casa. Carico la valigia e apro il portone. Tra me e casa solo sei rampe di scale a piedi. Sono tornato. E non fa poi così tanto freddo come dicevano in tivù.

Soundtrack: Ellie Goulding – Wish I Stayed (Acoustic)

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SINONIMO E CONTRARIO

«La spaventosa azione a distanza, di Einstein, dimmi ancora della correlazione. È legata alla teoria quantistica?»
«Mhm… No, insomma… Non è una teoria, è approvata.»
«Me la racconti di nuovo?»
«Quando due particelle intrecciate si separano e le due parti vengono allontanate l’una dall’altra, anche ai capi opposti dell’universo, se si altera o si influenza una delle due, l’altra subirà la stessa modifica o alterazione… Spaventoso…»
«Anche ai capi opposti dell’universo?»
«Già.»

Jim Jarmusch

Dovrei infilarmi sotto le coperte, adesso, anziché dentro i pantaloni e uscire nella nebbia correndo in radio prima che sorga il sole. Mi sveglio travolto da emozioni appannate come il finestrino dell’auto quando fuori è gelo e dentro si respira in due. Condensa, ciò che ho davanti agli occhi e che le palpebre non riescono a cacciare via. Colori sbiaditi di un tempo e messi male a fuoco come in una fotografia scattata di fretta destinata però a restare per sempre.
Sembrano sprecate queste sfumature ancor prima di descriverle e tristi essendo a conoscenza che saranno proprio dettagli fondamentali per il domani. La pazienza, questa dote difficile e sconosciuta agli animi forti, mi porterà lontano nel tempo piatto e infinito. I sogni, quelli di un romanticismo ormai trapassato nei secoli, diventeranno messaggi cifrati nella mente, un codice per trasmettere nei corpi dei miei simili senza età.
Ricordo la notte, il mondo in cui vivo i miei ritmi rallentati, fatti di note ascoltate a ripetizione fino a formare la mia personale rapsodia. Pensieri, curve disegnate, parole scritte prima che scappino via. Ogni briciola d’arte fugge col sorgere del sole, come se ad essere assetate di sangue fossero proprio loro, anziché me.
Fragili, saggi, decadenti e indie-rock, sono oggi i miei simili, che di ere ne hanno viste troppe, di volti memorizzati abbastanza da essere diventati i principali incubi del nostro sonno. Dell’amore, quello cui millantavamo in gioventù e ce ne riempivamo gli occhi, ne resta solo il suono di un gigantesco bong. Silenzi, poi, riempiono gli spazi quando fuori la vita degli altri inizia e la nostra rimane chiusa dentro, avvolta in un antico corpo che non mostra ancora alcun segno di declino.
Violento e lento rimane il destino di un diverso, lontano dalla società che appassisce e staccato come un ritratto incorniciato di un parallelo mondo superato. È difficile oggi comprendere i colori accesi, che vivono nell’ombra spenta, della dimora di un non-morto-ancora. Solo gli amanti sopravvivono davvero.

«Sai che laggiù c’è un diamante delle dimensioni di un pianeta? È una nana bianca con il cuore di una stella. E non è solo uno splendido diamante, ma emette anche il suono di un gigantesco bong.»

Soundtrack: SQÜRL – Funnel of Love (feat. Madeline Follin)

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UN AMMIRATORE

Ho quasi rischiato un mese senza blog, come fosse una punizione arrivata così, per caso. E’ che quando inseguo me stesso per i mille impegni poi penso poco al me reale, quello mortale. Di conseguenza non scrivo, non leggo, trascuro divani, sedie e poltrone. Mi piace chiamarli periodi formica, di quelli che si passano a fare avanti e indietro dal formicaio con qualcosa sempre sulle spalle, sempre in giro a fare raccolta per l’inverno. Quando non mi fermo per niente, però, vuol dire che ho in testa qualcosa, che mi sto scervellando, che ci sto lavorando, lo sto covando come l’uovo di dinosauro del nuovo Jurassic Park, sperando ovviamente che il dinosauro sia femmina e magari poco aggressiva da non sbranarmi al primo ciclo.
Settimana di feste, queste. Come ogni anno non ho fatto l’albero, mi preparo al brindisi di Natale coi colleghi delle tre radio e come ogni volta ormai da un bel po’, segno un più uno anche agli anni di Poli.Radio. Sono sette e sebbene biologicamente il cambiamento io lo senta ogni giorno che passa (ma non me lo confesserò mai perché sono più bimbosperduto che pirata) a me sembra come se non fosse passato un giorno, anzi, come se tutto fosse passato in un giorno solo. Uno, infinito, intenso, limpido e sfaccettato.
Rovistando tra il materiale di interi anni, per recuperare spezzoni da portare alla diretta del compleanno, ho ritrovato un papiro, sbucato fuori per caso, tra articoli di giornale ritagliati e impaginati male, link di vecchie puntate e di pagine che ricordo a memoria in ogni dettaglio. Un papiro curioso, che stranamente avevo quasi dimenticato. Una mail che era arrivata in redazione alla fine del 2008 e che raccontava una storia conosciuta ma da un punto di vista differente.

C’era una volta un gruppo di ragazzi che avevano la passione per la radio. Tutto ebbe inizio quasi per caso.
Un video su Youtube li fece incontrare, bastarono un pc, un mixer e un microfono chiusi in una stanza per fargli credere che fosse possibile. L’idea divenne progetto, il progetto piacque alle persone giuste perché si modellasse e prendesse forma, fino a mettere in piedi in pochi mesi un vero studio radiofonico, una vera redazione e una vera schiera di speakers e djs… insomma fino a diventare una vera radio sulle frequenze libere e senza frontiere del web: né AM né FM… Poli.Radio!
Il gruppo di ragazzi che la componevano cominciarono a sentirsi parte di qualcosa, qualcosa di grande, che poteva andare al di là del semplice passatempo. Le basi erano solide, l’identità c’era, il tratto distintivo si poteva riconoscere e le nuove idee la facevano crescere.
In breve tempo Poli.Radio era diventata una realtà che contava qualcosa, grazie alla convinzione di alcuni e all’entusiasmo di tutti.
La sua conoscenza è uscita dall’ambito universitario per cercare di lanciarsi sul palcoscenico cittadino. Cominciano le collaborazioni con discoteche, associazioni, eventi.
Poli.Radio si fa conoscere e apprezzare, c’è la buona volontà ma il talento è ancora acerbo, il traguardo ancora lontano per gente che ha creato tutto dal nulla e sta imparando da sola, coi propri errori e propri eccessi, a ritagliarsi il suo spazio nel panorama radiofonico. Poco a poco le potenzialità vengono definite, si capisce dov’è la linea da cui saltare e di conseguenza fino a che punto si può arrivare. Gli sforzi vengono indirizzati su obiettivi alla portata della radio.
Ed ecco arrivare la grande occasione. Quella che ti fa capire se hai preso le misure giuste, se hai fatto i compiti a casa, se hai studiato bene la teoria e sei pronto a metterla in pratica. A Poli.Radio è stato affidato l’incarico di essere la radio ufficiale della kermesse Innovation Circus a Milano, così si è trasferita a trasmettere dal centro della manifestazione in Duomo, ne ha scandito i momenti con la trasmissione Diary e ha reso le sue pareti trasparenti per il grande pubblico nel programma Freedom, si è fatta conoscere con spunti del suo palinsesto ufficiale e ha intrattenuto i milanesi con la sua musica frizzante.
Dopo un menu tanto ricco, Poli.Radio non poteva certo far mancare il dessert. Una festa di chiusura in grande stile, in una location d’eccezione, la Galleria Meravigli, un invito allettante con il primo drink gratis e una programmazione musicale alternativa con il collaudato che spacca e il nuovo che incalza della musica elettronica: i Deelay (Alex Farolfi e Paolino Rossato) da Radio Deejay e gli Amigdalax da Poli.Radio, che hanno aperto e chiuso la performance del duo di punta della serata.
Una iniziativa davvero originale per la piazza di Milano, che ha reagito con curiosità e interesse aderendo in massa ad questa serata nuova, diversa, innovativa. Proprio come il tema della kermesse che la radio degli studenti del Politecnico rappresentava.
Poli.Radio ha risposto alla grande a questo esame: i suoi direttori si sono impegnati al meglio perché tutto fosse possibile, il gruppo di speaker e dj ha risposto alla chiamata con un trasporto contagioso, gli Amigdalax hanno messo il loro emergente talento come garanzia…insomma tutti hanno contribuito a rendere Meraviglioso questo evento.
I sogni son belli, ma visti da vicino sembrano ancora più grandi.
Mentre ero lì, in mezzo alla gente che sulle onde elettroniche abilmente cavalcate dal vocalist ballava, urlava, ondeggiava le mani a ritmo e si divertiva, ho potuto notare la soddisfazione dipinta sui volti di tutti voi, che mischiati alla folla o dall’alto del palco sapevate di aver realizzato qualcosa di grande. Chi più chi meno, ma insieme.
Si poteva andare avanti a suonare tutta la notte e questo popolo avrebbe seguito la musica fino a non averne davvero più. Ma è stato bello anche così, staccando la corrente all’apice, lasciando nelle orecchie di tutti la sete di Poli.Radio. E i fischi e gli insulti della gente quando la musica ha smesso di illuminare la notte, per noi non erano che delicati arpeggi e cori d’angeli.
Alcuni potrebbero dire: “in fondo è solo una festa”. Bè, si sbagliano.
Perché dire “è solo una festa” significa non tenere conto del lavoro dietro. E soprattutto del futuro davanti. Dopo dieci mesi di vita, Poli.Radio domani si sveglierà più grande, più matura, più consapevole di sé e dei propri mezzi. Cresciuta.
Ricordate? Tutto ebbe inizio quasi per caso.
QUASI.
Perché il destino ti può dare una mano  e metterti davanti i primi 4 pezzi del puzzle, ma poi sei tu che li devi unire per realizzarne un disegno più grande.
La Notte delle meravigliElettroniche è stata un bel passo avanti.
Buona strada Poli.Radio.

Un Ammiratore

Quasi un articolo da giornalino disimpegnato ma scritto col cuore in mano, che ai miei diciannove anni avevo apprezzato nel ricevere, ringraziato e accantonato per andare avanti a guidare il treno in corsa. Adesso queste stesse parole ingiallite mi lasciano sospeso, forse davvero a qualche centimetro dal cuscino della sedia, a riflettere e guardare i ragazzi di oggi alimentare la caldaia della locomotiva senza sosta e correndo sui binari a trecento all’ora senza nessuna paura. L’adrenalina si dice non faccia sentire il dolore, il terrore, la fatica. Non so se esista qualcosa che mi inibisca le emozioni e il momento di adesso in cui, rileggendo per la terza volta, mi commuovo.
Negli anni mi sono chiesto se mai avessi mollato e immagino spesso il giorno in cui qualcosa mi allontanerà dal cancello di via Celoria 7 con sotto il pony che suona il clacson urlando «Ragazzi! Pizza!» ogni sera. Mentre attendo le pizze anche stasera e ascolto, fuori dallo studio, le trasmissioni dei ragazzi di oggi, mi sento fiero di crescere con e spesso anche prima di loro, con le loro nuove idee poco consapevoli ma geniali e i miei vecchi occhi da nuovo ammiratore.

Soundtrack: Queen – Who Wants To Live Forever

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