reading, writing

Mese: marzo, 2015

RICORDI IN PICCIONAIA

L’una passata, adesso non ho bene in mente i minuti, che potrebbero essere sei o dodici e ventiquattro perché guardo le lancette dell’orologio e le vedo abbastanza sfocate.
Questo perché di giovedì mi mandano a Roma e mi fanno tornare da Roma, venerdì inizia il festival delle radio universitarie e dura sabato e ancora domenica. Poi inizia una settimana intensa e non ne trovo nemmeno uno, di minuto, per fermarmi e respirare.
Sono felice anche se non riesco a mettere insieme delle parole, una dopo l’altra. Quando si è talmente stanchi, ho imparato negli ultimi anni, non si riesce a gestire il proprio corpo come si vorrebbe. Diciamo che lui impazzisce e fa praticamente tutto quello che vuole e tu diventi una sorta di vittima all’interno di una scatola che non funziona tanto bene.
Sono felice perché sono stati giorni che mi hanno fatto emozionare, sono giorni vissuti con quegli amici che stanno stretto contatto con me, nel lavoro e nella passione di tutti i giorni e giorni vissuti con quegli sconosciuti di cui sai già non imparerai mai bene il nome ma che chiami con uno sguardo e sai che ne otterrai risposta con un altro, senza imbarazzo alcuno. Sono emozionato da queste esperienze, seppure strane, che mi arricchiscono di storie, di parole, di profumi e di suoni che altrimenti sarebbero rimasti sconosciuti.
Sono le emozioni dei giorni in cui Milano è la città delle radio di Italia, d’Europa e anche un po’ di tutti gli altri. In sei giorni sono arrivati, hanno sfiorato la città per poi fuggirne, tutti questi sconosciuti dai nomi strani che fanno di una passione personale un mondo intero che a trovarcisi in mezzo è una sorta di sogno che si riesce a toccare.
Perché nei sogni abbiamo sempre la percezione che sia tutto reale, anche la cosa più impensabile. Quando si dorme di solito si sogna l’inverosimile che però in quel momento è più concreto che mai. L’inverosimile forse non esiste, così come il caso non esiste, perché comunque è tutto reale. Diventa tale ai nostri occhi perché è ciò che realmente vogliamo.
Sono felice perché riesco ad emozionarmi come se di anni ne avessi appena 15 e la radio fosse ancora quel sogno inverosimile. Poi mi rendo conto che di anni ne ho un po’ di più e la radio qui è diventata un lavoro. Riusciamo a farlo bene, questo lavoro, ma riusciamo a farlo meglio quando ci sforziamo di inserire nel calderone quell’ingrediente segreto, come nella ricetta della Coca Cola. Quell’ingrediente che solo noi abbiamo dentro, noi che ci siamo incontrati in questi giorni, che siamo tanti e siamo più di quanto avessi mai potuto immaginare. Insieme facciamo più di quanto il prestigio del lavoro fa da sé. Forse perché quello, il lavoro, è diventato un’abitudine, ed è come nell’amore: quando ci si abitua poi si finisce per perdere lentamente ogni cosa, ogni valore, e a disinnamorarci.
Sono stanco perché non mi fermo un attimo, e ci guadagno gloria, stima e tanti grazie che appendo al muro e rileggo ogni giorno. Ma principalmente, dalla fatica, ci guadagno me, una persona che non conosco ancora abbastanza ma che percepisco di continuo anche se la incontro raramente.

Mentre mi guardo un mano, nera per aver avvolto troppi cavi e la passo sui jeans impolverati della calce sul pavimento dello studio, sento che il formicolio mi invade come se ritornassi totalmente in me, nella foto di Marty in Ritorno al Futuro, e la stanchezza dell’una di notte di ieri, mentre farneticavo romanticamente di essere felice ed emozionato, pian piano sta svanendo.
Ne uscirò in barella da qui continuo a ripetermi da un po’ di giorni, ma sono consapevole di essere ancora vivo quando mi guardo attorno e vedo i miei amici seduti qui accanto, in piccionaia, ad ascoltare storie di radio in tutte le lingue del mondo.
Forse non ti amerò per sempre ma finché avrai stelle sopra di te non hai bisogno di dubitarlo. Solo Dio sa cosa sarei senza te mi risuona in testa, mentre rimbomba nella cattedrale, la canzone dei Beach Boys che Helen Boaden manda in chiusura del suo intervento dal palco. Se per ogni grande evento dev’esserci una colonna sonora che la firma, forse a sto giro l’abbiamo trovata proprio alla fine di tutto. E la canto a voce alta, mentre ciondolo con le spalle al muro, come fossi il pendolo dell’orologio che va a tempo di musica.
Sono felice di rincontrarmi ogni tanto, di sentirmi davvero io. Sono felice di aver fatto due passi con me, in questi giorni, nella città delle radio.

Soundtrack: The Beach Boys – God Only Knows

bbc_music_pianoframe

SOGNO SCINTILLE

In sogno ci appaiono le cose più impensabili. E al momento in cui ci appaiono, come fosse per fare un brutto scherzo alla nostra sensibilità, lo fanno nel modo più realistico possibile. Non posso concepire sia un sogno, o una cosa esterna a me, qualcosa che gli altri non potrebbero ricordare perché è solo mia, solo frutto della mia mente, perché era vera, in ogni sua parte: forme, odori, sapori, ambienti. Anche la città era identica a quella vera. E io la potevo toccare in ogni sua parte.
Ieri sera sono andato con Lorenzo al concerto di FKA Twigs, per le sciampiste sarebbe la fidanzata di Robert Pattinson, il vampirello di Twilight, per chi ne sa un po’ più invece è una scoperta del panorama alternativo degli ultimi tre anni. Era la sua prima volta in Italia ed era contenta di vederci tutti lì, ad esultare e applaudire sbalorditi. La sua è una musica spettrale, poco comune, elettronica e seducente ogni millesimo di secondo. La sua non è solo un’esibizione, è uno show che ti trasporta in un altra dimensione. Luci, movenze, nel suo nome compare proprio la parola ramoscelli per come muove le articolazioni, che sembrano spezzarsi dal corpo e diventare un movimento a sé stante. L’aggettivo più usato per la sua musica e la sua performance è sexy.
Ondeggiavo sul posto come fossi un bambù a mollo del fiume spinto dal vento incostante. Chiudevo gli occhi a momenti e sentivo la spinta dei subwoofer sulla pancia e il suono dei sintetizzatori avvolgermi la testa. Riaprivo gli occhi e la vedevo come una silhouette sinuosa tra il fumo e le luci viola sul palco. Forse questo inizio e quel briciolo di alcool in corpo mi hanno destabilizzato il sonno.
Fatto sta che ho sognato un pranzo, tra amici e colleghi, in trasferta, e al nostro tavolo aggiungono dei posti perché arrivano gli ospiti. Vuol dire che l’intimità tra amici si sta per spezzare. Tutto finito. Addio pranzo. Addio relax. Inizia la solita scenetta dei bravi ragazzi.
Al mio fianco arriva una sedia vuota seguito da uno scusate il ritardo e un cappotto che viene sfilato e portato via.
Al mio fianco si siede Anna. E io non la vedevo da un po’. E mi sembrava tipo un secolo. Dritta allo stomaco tu come un colpo di scena. Scivola scivola un brivido sulla mia schiena.
«Sei anche qui?» mi chiede, sorride e si siede. Quella domanda è quella che mi si fa di più. Io in un posto o non ci sono proprio o ci sono sempre, e trovarmi non è difficile. Quello che mi colpisce è che si ricorda di me, si accomoda e inizia a parlarmi.
Rimane al mio fianco anche mentre lavoro, mi racconta di lei, di cose anche abbastanza private, si lascia avvicinare tanto da farmi sentire addosso lo spessore del suo maglione e i capelli dentro al naso. Odori che mai avrei immaginato. L’immagine della volpe e del piccolo principe mi balena in mente.
«Non è facile starti così semplicemente vicino» penso a voce alta e lei sorride dopo aver spalancato gli occhi.
Giriamo per la città, mangiamo e beviamo. Torniamo a lavoro e si rompe la radio. L’aggiusto, in emergenza, nel minor tempo possibile. Ritorno da lei e lei non c’è più. Mi affaccio alle scale e vedo solo rampe, infinite, che scendono in basso. La chiamo a voce alta ma neanche la donna che divora gradini a due a due in cappotto rosso si allarma. E’ andata. Lo sapevo che, come tutti i momenti impossibili, anche questo sarebbe finito così, senza un contatto, senza un saluto normale. La curiosità di non sapere cos’è.
Preparo la valigia, la chiudo, tra un’ora si parte. Mentre rifletto su un paio di cose lei riappare, ancora con quel maglione scuro, come se fosse scesa a comprare le sigarette un attimo senza bisogno di avvisare perché non c’è problema, perché è solo un attimo.
«Allora sei qui» le dico, convinto di non vederla mai più in vita mia. Si avvicina Nick, che la conosce bene, per ricordarmi che abbiamo un treno, e ci vede appiccicati.
«Abbiamo passato un bellissimo pomeriggio insieme» gli dice appoggiando il suo mento a una mia spalla. Adoro le dimostrazioni di affetto delicate, in intimità o anche in mezzo alla gente. A me danno energia, come mi si attaccasse al naso un carica batterie. Negli occhi mi appare l’icona di caricamento in corso.
Partiamo. Recupero cappotto, zaino e biglietti. Faccio un giro di ricognizione e non trovo la valigia. Apro la mia camera. Chiudo la mia camera. Entro in reception. Cerco in reception. Esco dalla reception. Guardo in mezzo alla strada. No. Penso. Effettivamente ho fatto la valigia ma non so dove l’ho messa. Non ricordo. In effetti non l’ho messa da nessuna parte.
Apro gli occhi. mi giro a destra verso l’altra metà del soppalco a fianco al letto dove me ne sto infilato. La valigia è lì, vuota, accatastata da quando sono tornato da Sanremo.
Realizzare in un attimo che certe parole e certe confessioni sono solo blindate nella mia mente e non possono essere reali è difficile. La testa mi dà ancora fastidio. Ho bisogno di un contatto ancora, di un mento sulla spalla che mi dica dritto in un orecchio Sono stata bene. Riportami l’eternità in un attimo e sarò il tuo infinito in un istante.
Mi alzo e accendo il computer. Su Spotify la prima traccia a partire è la trentasei della special edition di Settle dei Disclosure. Together.
I can see the kind of tip you’re on, there’s no confusion in your eyes. Let’s unwind, ease our minds together. Mi resta in mente. Quando la sento è come un trapano nel cervello che scava e resta dentro a girare, in un loop informe mischiato alle scintille.

Soundtracks:
FKA Twigs – Pendulum
Annalisa – Scintille
Disclosure – Together (Sam Smith x Nile Rodgers x Jimmy Napes)

Annalisa - Scintille

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: