SOSTENUTO

di icecamp

sostenuto agg. [part. pass. di sostenere]
*Didascalia musicale (abbreviata “sost.”) che originariamente servì per indicare che le note dovevano essere tenute per l’intero valore.

Raramente mi riascolto al pianoforte. Se ne ho bisogno so di trovarlo lì, nell’angolo, mi siedo e inizio a suonare. Nulla di già fatto, già sentito, ogni volta finisce che suono una cosa nuova.
Se sono costretto a pensare, allora penso a un posto diverso da qui, a un odore diverso dal mio, a un colore strano a cui nessuno ha ancora dato un nome, a una persona che non vedrò ancora per molto. O per un po’. Sta tutto nel modo in cui interpretiamo il tempo. Il modo in cui ci hanno insegnato a percepirlo, da bambini, se qualcuno lo ha mai fatto. Di insegnarcelo, il tempo, intendo.
La tastiera può farlo e sembra strano come dei pezzi d’avorio, di legno o di plastica che siano, possano scandire emotivamente il tempo e allo stesso modo essere il mezzo per portarci da un’altra parte. Non starò qui a descriverti i miei, di posti strani in cui mi porta la musica, soprattutto la mia. Dimmi dove porta te, e se ti porta un po’ più vicino di così, ché ci sono ancora certe distanze che non capisco, come fossero distanze di sicurezza che non so misurare.
Mi siedo al piano e suono sostenuto, come se le dita non volessero toccare dentro e infilarsi tra i tasti neri. La melodia la conosco già, che è mia, non mi sono mai chiesto se qualcun altro avesse già fatto le stesse note e, se in tal caso, che posto avesse visto mentre la suonava. Il piede è fisso sul pedale come se si dovesse cambiare marcia in corsa e stacca veloce prima di tornare. Mi interrompo, apro internet e la cerco, l’originale, che avevo inciso un anno fa e non ricordo nemmeno pensando a cosa. La mia preferita di sempre e mai dedicata finora. La melodia è timida ma avvolgente, come un pensiero che non se ne va.
Vai a letto presto che devi recuperare sonno prima di fare la valigia per Formentera.
Ogni qualvolta mi dico così finisce poi che quando guardo l’ora è già troppo tardi. Sto ancora ascoltando, e ho un po’ di punti fissi nella testa: rumori e ronzii che non vanno via facilmente, desideri che a voce non riuscirei a mettere insieme e sputare fuori, neanche nel mio momento più sfacciato. Spengo ogni luce, adesso che fuori è buio non c’è scusa che tenga per non guardarsi in faccia e dire la verità. E se c’è vergogna di aver peccato, al buio riuscirei a parlare, così come a suonare veramente.
Vieni qui e portami fuori, a scavalcare uno di quei tuoi cancelli di notte che non c’è adrenalina da sentirsi scorrere addosso che tenga, forse c’è solo desiderio di evadere da qui quando ci sta troppo stretto.

Soundtrack: Emanuele Campagnolo – Sustain (Piano Solo)

Livingston-piano-dampers

Annunci