reading, writing

Mese: agosto, 2015

VIANDANTE IN UN BEL CASINO DI NEBBIA

— Come si capisce se una donna ti ama?
— In amore è difficile essere sicuri di qualcosa, — ribatte l’abate spostando la bambola verso Flóra Sól. […]
— E quando una donna sembra assente? Significa che non è innamorata?
— O che è innamorata. Entrambe le cose.
— E se una donna dice a un uomo che è meglio che lui non s’innamori di lei?
— Allora può voler dire che è lei ad amare. Mi viene in mente un vecchio film italiano che magari t’interessa, affronta proprio queste problematiche. Il regista, in realtà, non utilizza quasi per niente i dialoghi: è per mettere in risalto i sentimenti. […]
— E se lei dice che ha intenzione di partire per starsene da sola?
— Allora può voler dire che desidera che tu la accompagni —. L’abate si alza e inizia a frugare tra le mensole. — Esiste una carità ragionevole, recitano certi versi, — continua dall’altro lato della stanza, — ma non un amore ragionevole. Se si vivesse con la testa e basta, sarebbe impossibile incontrare l’amore, come sta scritto qui, da qualche parte… — conclude, e so che non si riferisce alla Bibbia. […]
— Ecco, — si raddrizza, viene verso di me e mi porge una cassetta. — Antonioni ha molto da insegnarti sulla vita emotiva di una donna. Ma te lo sei procurato un videoregistratore?

Audur Ava Ólafsdóttir

Io ve lo dico, voi però pensateci sul serio. Improvvisamente quando andate a letto con qualcuno, qualcuno che vi piace davvero, ne diventate gelosi.
Non di lei o lui, siamo chiari, ma di tutto ciò che improvvisamente ci circonda.
Come se mentre vi guardate negli occhi il resto non esistesse più ed allo stesso modo esiste ancora più di prima. Come un nuovo microcosmo che si genera dal nulla attraverso le pareti di casa vostra. Non so, mi immagino il fagiolo magico che spunta dal pavimento, che sale e buca il soffitto; Barbalbero che si affaccia alla finestra e mi fa segno di ok col pollicione per la prestazione appena finita; gli uccellini di Biancaneve che fischiettano e poi, con un becco per angolo, apparecchiano la tovaglia sul tavolo e il granchio della Sirenetta che sbuca dal piatto d’insalata e inizia a cantare Baciala.
Fenomenali poteri cosmici… in un minuscolo spazio vitale!
E questo mondo, di colpo incantato, ci rende gelosi di tutto il resto. Anche della mosca che si posa un secondo sulla sua spalla.
«Mia! — Urlerei — Vai via!» e la guarderei con occhi da killer. Un serial killer molto scemo però.
Credo sia una cosa da maschi alpha. Forse per le donne è diverso. Almeno per quanto riguarda la scena della mosca.
Mi piacerebbe entrare nella testa di Chiara e, previo qualche mese di aspettativa presa dal lavoro, iniziare ad esplorare: camminare e capire fin dove si può arrivare.
Penso mi arrampicherei fino in alto, semmai trovassi montagne, e mi fermerei a guardare attorno, come il viandante solitario sul mare di nebbia. Solo che sotto di me ci sarebbe la nebbia, appunto, quindi riuscirei comunque a scoprire solo la punta dei pensieri delle donne. A questo punto, forse, farei un selfie, metterei un filtro Ludwig aumentando un po’ nitidezza e vignettatura e lo caricherei su Instagram con l’hashtag #viandanteinunbelcasinodinebbia, geolocalizzato nella testa di Chiara. Tac. Pubblica.
Se ci avete pensato, vi siete già dati la risposta. Per una così c’è comunque da perdere la testa.
E se lo state dicendo, allora è perché è successo davvero e state guardando la testa rotolare giù per terra, lungo il pendìo della montagna che avete appena scalato. Niente. Irrecuperabile. In tal caso il selfie di cui sopra sarebbe acefalo. E su “acefalo” mettete a letto i bambini.
Ieri sera Chiara mi ha scritto Penso che non potrò leggere mai quello che scrivi. Mi farai piagnucolare ogni volta come una bambina. Ma te lo giuro, non ho 5 anni. Sulla carta d’identità, sotto la voce professione hai: faccio piangere Chiara. Notte.
Poi stamattina mi suona il citofono e mi si arrampica fino a casa a sorpresa, mentre credevo fosse ancora in montagna a chiacchierare con le caprette. Invece poco dopo era seduta a pranzo con me, davanti alla pasta scotta, con gli occhi ancora lucidi e un sorriso imbarazzato.
Io e Billo crediamo che in questi giorni sia Natale, una sorta di Natale anticipato. Ogni giorno ne succede una, ed è una cosa bella. Un po’ come avere un regalo nuovo da spacchettare ogni mattina. Se Chiara piagnucola la sera, mentre mi legge, è un regalo; se ha il mal-di-ema, come dice lei, un altro regalo; se mi piomba in casa a sorpresa mentre mi annoio, un altro ancora. Solo che io non so mai dove metterli tutti questi pacchetti, ché l’albero e il presepe è una vita e mezzo che non li faccio più. Finirà che prenderò tutte le scatole e la carta strappata, li metterò in cantina e riempirò la casa di tutto il meglio. E se volete sapere che fine ha fatto poi il viandante, mi sa che è ancora lì per i monti a cercarsi la testa che rotola in giro.

il-viandante-sul-mare-di-nebbia-il-destro

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MENTRE NON C’ERI…

Non credo che le persone siano fatte per stare sole.
È per questo che se trovi qualcuno a cui tieni sul serio devi lasciar perdere le cose di poco conto, anche se magari non riesci a mollare del tutto. Perché niente è peggio che sentirsi soli, pur avendo un sacco di persone attorno.

(J.D. – Scrubs)

Mentre non c’eri ho dormito, mi sono svegliato, riaddormentato e risvegliato. Quando mi sono alzato era già tardi e sinceramente avevo voglia di tutto tranne che di fare colazione. Mi sono messo ai fornelli e ho pensato a cosa prepararmi per pranzo.
Mentre non c’eri sono successe un sacco di cose nel mondo, solo che io non ci ho fatto tanto caso perché il tuo pensiero mi ha distratto e non so se tu te sei accorta.
Ho acceso il computer perché ero stanco delle notifiche sul telefono anche se lui, imperterrito lì accanto, continuava a vibrare. Qualcuno parla del mio programma alla radio e del nuovo programma di Cattelan (alla sua di radio) che sembrano uguali. Sinceramente lo sapevo già da un po’ dopo l’ultima volta che gli ho telefonato in diretta, poco più di un mese fa. Qualcun altro si è anche arrabbiato di questo e mi ha chiesto cosa ne penso e se bisogna lamentarsi di quanto stia accadendo. Penso che Ale sappia parlare alla gente forse quanto io la so ascoltare. Non so, forse ci compensiamo o forse siamo talmente opposti che faremo qualcosa di totalmente diverso ma io ad Ale voglio bene, anche se magari lui non lo sa.
Mentre non c’eri ho finito la settimana enigmistica di due settimane fa e mi sa che ho capito di essere lento con le parole crociate per essere già una settimana in ritardo con l’uscita del nuovo numero.
Mentre non c’eri ho scoperto che ritornerò ad insegnare in università, che rischio di vincere un premio tra un paio di settimane e che anche se te l’ho detto al telefono, e tu eri contenta quanto me, io però ho sempre la faccia da pesce lesso incredulo che sembra voler dire ma sarà vero?.
Mentre non c’eri… Mi sa che lo sto ripetendo un sacco, oggi. Che poi questa frase non mi sarebbe entrata in testa se non avessi aperto twitter e trovato “Mentre non c’eri…” in cima alle news di quattro giorni che non avevo ancora letto. Allora le ho lette, ho tipo passato mezz’ora a scorrere il dito sul display del telefono da su a giù e poi da giù a su. Quando ho finito mi sono accorto che non avevo ancora preparato niente da mangiare ed ero rimasto fermo mezz’ora in piedi tra la cucina e il tavolo.
Ho guardato le pareti bianche e cercato di immaginare dove e come sarà il dipinto che stai facendo e che custodisci gelosamente sotto la finestra. Il fatto che quando ero sulla isla tu mi abbia fatto perlustrare ogni angolo del BigStore per trovarne il soggetto da riprodurre non credere mi abbia fatto passare la voglia di vederlo finito.
Ho provato a mettere a posto casa, spostando un paio di cose da qui a lì, ma anche se a me sembra sempre uguale a prima ho immaginato la tua faccia che, guardandosi in giro, dice Sei troppo ordinato! e intimidita non mi fa entrare in camera perché è esplosa tutta la tua roba sul letto.
Ho suonato al piano ma non ho registrato, secondo me era venuta fuori una cosa carina.
Ho aperto la finestra, mi sono cambiato e la signora di sotto ha battuto le mani per cacciare i piccioni, anche se tu continui a dire che in realtà fa gli applausi a me, quando non sono vestito.
Ho fatto finta di sbattermi dietro il portone quando sono sceso, perché ne avevo voglia, come fanno i ragazzacci nei film quando corrono via di casa e sono in ritardo. Ho scritto a Mattia che stavo arrivando e mi sono infilato in metro.
Sono uscito a bere una birra per fare in modo che in queste giornate mi succeda ancora qualcos’altro prima di tornare a lavoro ma mentre non c’eri mi sono ricordato che è meglio che torni, ché di cose, con te, ne devono succedere ancora tante.

mentrenonceri

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