VIANDANTE IN UN BEL CASINO DI NEBBIA

di icecamp

— Come si capisce se una donna ti ama?
— In amore è difficile essere sicuri di qualcosa, — ribatte l’abate spostando la bambola verso Flóra Sól. […]
— E quando una donna sembra assente? Significa che non è innamorata?
— O che è innamorata. Entrambe le cose.
— E se una donna dice a un uomo che è meglio che lui non s’innamori di lei?
— Allora può voler dire che è lei ad amare. Mi viene in mente un vecchio film italiano che magari t’interessa, affronta proprio queste problematiche. Il regista, in realtà, non utilizza quasi per niente i dialoghi: è per mettere in risalto i sentimenti. […]
— E se lei dice che ha intenzione di partire per starsene da sola?
— Allora può voler dire che desidera che tu la accompagni —. L’abate si alza e inizia a frugare tra le mensole. — Esiste una carità ragionevole, recitano certi versi, — continua dall’altro lato della stanza, — ma non un amore ragionevole. Se si vivesse con la testa e basta, sarebbe impossibile incontrare l’amore, come sta scritto qui, da qualche parte… — conclude, e so che non si riferisce alla Bibbia. […]
— Ecco, — si raddrizza, viene verso di me e mi porge una cassetta. — Antonioni ha molto da insegnarti sulla vita emotiva di una donna. Ma te lo sei procurato un videoregistratore?

Audur Ava Ólafsdóttir

Io ve lo dico, voi però pensateci sul serio. Improvvisamente quando andate a letto con qualcuno, qualcuno che vi piace davvero, ne diventate gelosi.
Non di lei o lui, siamo chiari, ma di tutto ciò che improvvisamente ci circonda.
Come se mentre vi guardate negli occhi il resto non esistesse più ed allo stesso modo esiste ancora più di prima. Come un nuovo microcosmo che si genera dal nulla attraverso le pareti di casa vostra. Non so, mi immagino il fagiolo magico che spunta dal pavimento, che sale e buca il soffitto; Barbalbero che si affaccia alla finestra e mi fa segno di ok col pollicione per la prestazione appena finita; gli uccellini di Biancaneve che fischiettano e poi, con un becco per angolo, apparecchiano la tovaglia sul tavolo e il granchio della Sirenetta che sbuca dal piatto d’insalata e inizia a cantare Baciala.
Fenomenali poteri cosmici… in un minuscolo spazio vitale!
E questo mondo, di colpo incantato, ci rende gelosi di tutto il resto. Anche della mosca che si posa un secondo sulla sua spalla.
«Mia! — Urlerei — Vai via!» e la guarderei con occhi da killer. Un serial killer molto scemo però.
Credo sia una cosa da maschi alpha. Forse per le donne è diverso. Almeno per quanto riguarda la scena della mosca.
Mi piacerebbe entrare nella testa di Chiara e, previo qualche mese di aspettativa presa dal lavoro, iniziare ad esplorare: camminare e capire fin dove si può arrivare.
Penso mi arrampicherei fino in alto, semmai trovassi montagne, e mi fermerei a guardare attorno, come il viandante solitario sul mare di nebbia. Solo che sotto di me ci sarebbe la nebbia, appunto, quindi riuscirei comunque a scoprire solo la punta dei pensieri delle donne. A questo punto, forse, farei un selfie, metterei un filtro Ludwig aumentando un po’ nitidezza e vignettatura e lo caricherei su Instagram con l’hashtag #viandanteinunbelcasinodinebbia, geolocalizzato nella testa di Chiara. Tac. Pubblica.
Se ci avete pensato, vi siete già dati la risposta. Per una così c’è comunque da perdere la testa.
E se lo state dicendo, allora è perché è successo davvero e state guardando la testa rotolare giù per terra, lungo il pendìo della montagna che avete appena scalato. Niente. Irrecuperabile. In tal caso il selfie di cui sopra sarebbe acefalo. E su “acefalo” mettete a letto i bambini.
Ieri sera Chiara mi ha scritto Penso che non potrò leggere mai quello che scrivi. Mi farai piagnucolare ogni volta come una bambina. Ma te lo giuro, non ho 5 anni. Sulla carta d’identità, sotto la voce professione hai: faccio piangere Chiara. Notte.
Poi stamattina mi suona il citofono e mi si arrampica fino a casa a sorpresa, mentre credevo fosse ancora in montagna a chiacchierare con le caprette. Invece poco dopo era seduta a pranzo con me, davanti alla pasta scotta, con gli occhi ancora lucidi e un sorriso imbarazzato.
Io e Billo crediamo che in questi giorni sia Natale, una sorta di Natale anticipato. Ogni giorno ne succede una, ed è una cosa bella. Un po’ come avere un regalo nuovo da spacchettare ogni mattina. Se Chiara piagnucola la sera, mentre mi legge, è un regalo; se ha il mal-di-ema, come dice lei, un altro regalo; se mi piomba in casa a sorpresa mentre mi annoio, un altro ancora. Solo che io non so mai dove metterli tutti questi pacchetti, ché l’albero e il presepe è una vita e mezzo che non li faccio più. Finirà che prenderò tutte le scatole e la carta strappata, li metterò in cantina e riempirò la casa di tutto il meglio. E se volete sapere che fine ha fatto poi il viandante, mi sa che è ancora lì per i monti a cercarsi la testa che rotola in giro.

il-viandante-sul-mare-di-nebbia-il-destro

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