EQUINOZIO DENTRO

Equinozio di settembre. Autunno. Novantanove giorni alla fine dell’anno. Un altro anno strano, piatto fino a maggio e poi tormentato fino ad oggi. E anche fino a domani, e dopodomani, e quello dopo ancora che non so come si chiama.
Autunno vuol dire che ricomincia la mia stagione da scrittore. Il perché è semplice: sono innamorato e piove. E piove che Dio la manda, direbbero gli anziani. E… no, non mi vengono in mente dei detti antichi sull’innamoramento se non in amore vince chi fugge. Che poi vogliate crederci o no, alla fuga s’intende, ma se è così io sono fregato già in partenza. Perché i cento metri li facevo da bambino, e anche con ottimi risultati, ma vincevo con in mente l’obiettivo di inseguire, non di scappare dal lupo cattivo.
Pioggia e malinconia.
La parte della pioggia è sempre la stessa, se vivi a Milano prima o poi ci fai il callo. Come ogni volta, chiudo la finestra per evitare allagamenti e me ne sto in ginocchio sul divano lì a guardare. L’altra parte è malinconia d’allontanamento: scientificamente la definirei così, empaticamente direi mi manca. E non parlo di figurine da collezione sparse sul pavimento. E mi rendo conto che a scriverlo, mi manca, adesso e anche sopra, fa improvvisamente male allo stomaco.
«Tu sei malinconico di natura e io lo so perché sei esattamente come me» mi ha detto, sorridendo. E quando lei sorride in quel modo è perché ha capito davvero qualcosa, o perché è emozionata, o è in imbarazzo. La chiave di lettura per decifrarlo sta ovviamente negli occhi ma quella non la svelerò mai. Ho alzato lo sguardo e ho notato le sue pupille allargarsi, insieme agli angoli delle labbra.
Poi è scesa giù dal soppalco, ha rimesso le All Stars bianche numero trentaquattro e quando sono sceso anch’io mi ha abbracciato.
Ci sono quei gesti importanti che ti rendono felice prima dell’ennesimo mal di pancia. Un po’ come la quiete prima della tempesta. Perché non è solo dopo.
Ieri notte, mentre preparavo una lezione da tenere ai ragazzi della radio, leggevo a proposito della felicità. C’è il passo di un famoso discorso di Gérald Caussé, imprenditore e vescovo mormone, che nella sua semplicità ha coccolato i miei pensieri confusi di adesso.

L’incertezza della vita crea, in alcuni, una mancanza di fiducia, una paura del futuro che si manifesta in modi diversi.
Il mio messaggio per voi, oggi, è che c’è un percorso diverso rispetto alla paura, al dubbio o all’auto-indulgenza. Un percorso che porta la pace, la fiducia e la serenità nella vita.
Non è possibile controllare tutte le circostanze della vostra vita.
Le cose, buone o impegnative che siano, vi accadranno quando meno ve lo aspetterete.
Tuttavia, io so che siete voi ad avere il controllo della propria felicità. Voi siete gli architetti della vostra felicità.

Ho tirato fuori le squadrette del liceo e ho cercato di disegnarla su un foglio, la mia felicità. E’ venuta una linea storta, però, perché mi tremavano le mani.
Allora mi sono seduto al Rhodes e ho suonato un blues. Un blues che è venuto fuori tempo, perché mi tremavano le mani, e perché io lo so che non c’è controllo nel blues, il tempo delle note viene da dentro, un po’ come nel tempo in cui batte il cuore.

Soundtrack: Fuori Tempo On The Rhodes (piano blues)

man alone

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