BORA

di icecamp

«Come si sta lì? Qui freddissimo»
«C’è la bora ma si sta bene, soffia solo tantissimo. Fa freddo a Milano?»
«Sì, freddo. Ma la bora è fredda!»
«Sì ma non mi dà fastidio. Mi ricorda il vento invernale siculo e Trieste è molto simile a casa mia, ma col mare in più»
«…e con quindici gradi in meno!» e sorrise, una di quelle sue risate che per messaggio non si possono ascoltare ma nella mia testa sì.

Partire per Trieste non è stato semplicissimo, in questi ultimi giorni. Giorni di silenzio dentro, per me, silenzio come quando finisce la canzone in radio e non parte niente dopo. In gergo tecnico si chiama buco. E ancora oggi giochiamo a urlarcelo, tra tecnici, quando qualcuno combina la cagata in regia e buca in diretta. Un gioco cinico e umiliante. Il segreto è recuperare il prima possibile senza farsi distrarre da mille persone che ti urlano BUCO! nelle orecchie. Carini e simpatici, insomma.
BORA! Io ho urlato questo, scendendo dal treno e andando incontro a Enrico, che mi aspettava a fine binario.
Bora. Che vuol dire vento. Vento forte che ti fa camminare inclinato come Michael Jackson nel video di Smooth Criminal, altrimenti vieni spazzato via.
«Primo giorno di vento, sei fortunato!» mi dice Enrico.
«Beh un bel benvenuto, non me la ricordavo quasi più» gli rispondo sorridendo e tirando la sciarpa sul naso e tossendo nel mentre.
«Fatto buon viaggio?»
«Sì, dai! Ho dormito tutto il tempo».
Dormito tutto il tempo fino alle ultime gallerie. E poi mentre mi stropicciavo gli occhi è sbucato fuori il mare, dietro l’ultima galleria. Era Trieste, ed erano anni che non passavo di qua.
Ho improvvisamente avuto un flashback. Il ricordo di una galleria, in un pomeriggio di luglio, che lasciava vedere il mare subito dopo. Ero in macchina con Moko e Phil, direzione Genova. Una di quelle follie di fare Milano-Genova e ritorno in poche ore per raggiungere la Vale e festeggiare il suo compleanno in riva al mare, di notte.

«Ema, adesso ti faccio ascoltare una storia triste, magari oggi non ti dice niente ma prima o poi ti ci ritrovi. E lo capirai subito quando sarà…»
E dal lettore cd fa partire L’Astronauta di Lorenzo. Un racconto di fantascienza a fumetti in bianco e nero, per parlare di lontananza, per parlare d’amore.

Fai tornare indietro il tempo
Fammi rivedere il mondo
Fammi vivere la vita fino all’ultimo secondo
Il segnale è debolissimo
Rispondigli
E ditele che sto pensando a lei
Che l’ultimo pensiero è solo lei, soltanto lei

E, a finestrini abbassati, col vento che entrava in gola, il ritornello andava a palla anche fuori in autostrada. E quello era vento caldo, di quelli appiccicosi di metà luglio.
Pochi giorni prima avevo incontrato Chiara. Chiara era bella, solare, matta e gelosa di Annalisa.
In quel momento ho pensato che avrei fatto se l’astronauta che sta per schiantarsi contro l’asteroide fossi io e, no, se non ci fosse proprio niente da fare. A me è venuto in mente l’immagine di quella ragazza che sorrideva davanti alla granita al limone ghiacciata mentre si raccontava. Mentre ci raccontavamo per la prima volta.
Riparto da Trieste, oggi, con una scaletta da sistemare in poche ore perché stasera si va in diretta mondiale. Apro le mail e inizio a leggere, memorizzare, contare, rispondere al telefono e organizzare blocchi e turni. Ogni mail e telefonata inizia con frasi del tipo “Lo so che ti sto stressando”, “non mi odiare”, “giuro che questa è l’ultima”. Mi fanno sorridere e mi fanno capire ancora di più che questo gioco della radio, che amo, è diventato il mio impegno che non mi fa dormire neanche in treno.
Metto le cuffie per distrarmi mentre scrivo e lancio spotify in modalità radio. A sorpresa Lorenzo parte a cantare L’Astronauta.

«A Ragusa fa freddo d’inverno eh!»
«Non mi distruggere un mito. in Sicilia fa caldo. Punto :P»
«Ahahah. Fa anche caldo. Anche»
«Solo».

Chiara è una canzone. Di quelle a botta e risposta. Quella che forse non ho ancora scritto e che lei ha ancora vergogna di cantare. Ma è il pensiero che ritorna quando tra una galleria e l’altra vedo ancora il mare, prima di abbandonare il vento freddo e lanciarmi a velocità contro le montagne e tornare a casa.

…il segnale è debolissimo
Rispondigli
E ditele che sto pensando a lei
Che l’ultimo pensiero è solo lei, soltanto lei.

Soundtrack: Jovanotti – L’astronauta

train windows

Annunci