WHERE IS THE LOVE? (storie di cuffie e di emozioni che si fondono il giorno dopo)

di icecamp

Nel 1687, Sir Isaac Newton scoprì quella che poi divenne nota come le legge di gravitazione universale. La gravità.
Prendete due oggetti, quello più grande attrarrà quello più piccolo come se lo trascinasse verso di sé.
Una mela cade dall’albero: la Terra, l’oggetto con massa di gran lunga maggiore, trascina la mela verso il basso, molto semplice.
Però la teoria di Newton lasciò gli scienziati alle prese con un problema spinoso.
Parafrasandola, dottor Farber: “Dov’è la gravità?”
Non è qualcosa che possiamo vedere o toccare. Non è qualcosa che possiamo mettere sotto al microscopio o osservare con un telescopio.
Beh, duecentotrenta anni dopo Newton, un impiegato tedesco di un ufficio brevetti svizzero finalmente capì che gli scienziati si erano sempre posti la domanda sbagliata. Nell’immensità dello spazio non avrebbero mai trovato un oggetto chiamato “gravità”, perché si dà il caso che la gravità non sia altro che la forma dello spazio stesso.
Quell’impiegato, Einstein, postulò che la mela non cade al suolo perché la Terra esercita una qualche forza misteriosa su di essa. La mela cade al suolo perché segue le linee e i solchi che la gravità ha scolpito nello spazio.
Quando noi parliamo di sesso, non parliamo di amore, dottor Farber, perché l’amore non può essere espresso da grafici e dati incolonnati, come invece possiamo fare con la pressione sanguigna o la frequenza cardiaca.
L’amore non è una forza esercitata da un corpo su un altro, è il tessuto stesso di quei corpi.
L’amore è quel qualcosa che scolpisce le linee e i solchi… La curvatura del nostro desiderio.

William Masters at Washington University (Masters of Sex)

La domanda di quel dottor Farber fu strana e provocatoria. Egli si alzò in piedi e si complimentò con il dottor Masters e brandendo il suo libro tra le mani gli chiese «Ma in tutto questo, dov’è l’amore?»
Perché dunque paragonare sesso e amore alla radio? Perché questa relazione scientifico-filosofica se si parla di radio?
Perché in fondo la radio è la mia donna. Anche quando non lo sapevo e facevo solo musica, la radio era già la mia donna, anche se non era ancora arrivata. Certo, non è la mia donna reale, quella fisica, terrena. Che poi quella donna io saprei anche chi è. E credo lo sappia anche lei.
È venuta a casa, lei, questa sera.

«Ema, passo cinque minuti a salutarti, poi devo scappare»
«Ok».

A me piacciono i suoi cinque minuti che diventano due ore, e quando capita questa frattura spazio temporale lei si maledice ma poi vuole restare. È una sorta di fuso orario strano che secondo me non riusciremo a capire mai. Bisognerebbe capire però se questo fuso orario sia giusto o sbagliato, al di là di essere una piccola meraviglia inspiegabile.
Appena è entrata, si è trovata le cuffie d’oro, esposte in centro sul tavolo e si è incantata lì davanti.

«Sono bellissime!» e lo disse quasi emozionata, col naso che fiutava orgoglio attorno a lei e le dita ovunque ad accarezzarle e sentirne sotto il freddo del metallo.
Allora mentre stava lì a guardarle, io ho rimesso la giacca di ieri sera, le ho tamburellato sulla spalla e quando si è girata mi sono ri-premiato.
Lei non c’era ieri sera, non poteva esserci. Io non sono esibizionista ma credo che nei momenti importanti ci debbano essere le persone importanti e, se non possono esserci, tanto vale replicare appena possibile.

«Sai cosa vogliono dire queste cuffie? – le ho detto scuotendole davanti alla sua faccia. E lei spalancò gli occhi e sorrise.
– Queste… vogliono dire otto anni di…» e mi si è rotta la voce.
Allora lei mi ha abbracciato. E la voce rotta di solito è l’inizio dello sfogo di tensione e di felicità. Perché è vera quella storia che inizi a realizzare dopo, con calma, e magari da solo o con le persone che ritieni speciali. Quelle persone che ti guardano in un altro modo e sanno cosa fare quando non escono più le parole.
Quando Chiara è andata via, dopo i suoi cinque minuti allargati, ho ripreso il telefono e avevo mille messaggi da leggere, ricevuti nel frattempo. Amedeo, uno dei miei tecnici più bravi di qualche anno fa che oggi gestisce una radio locale qui a Milano, mi aveva scritto.

Ciao Ema, complimenti per la vittoria a tutta Poli.Radio ma con un complimento particolare a te. L’impegno che stai mettendo in tutti questi anni è davvero qualcosa di IMMENSO, da totale stima. È stata davvero una figata vedervi vincere. Queste persone sono la radio del futuro. Queste persone saranno la radio, queste sono le figate della radio. Quando ai posti di comando delle radio BIG ci saranno personaggi come te sarà davvero una RADIO tutta nuova. Per ora, purtroppo subiamoci i chiacchieroni da bar domenicale che nel 2015 stanno ancora a farsi la guerra sfidandosi a suonare di “io so più di te”, “io sono più bravo”, “iooo farei di meglio” e a litigare su cosa sia meglio tra fm o web invece di pensare a fare la radio, quella vera. Ancora complimenti.

Mi ha commosso. Deo è stato fondamentale nella squadra di Poli.Radio e quella casetta nell’angolino del campus resterà sempre anche casa sua. Le sue parole mi hanno riportato per un attimo a ieri, seduto in seconda fila, al freddo, sotto la pioggia di Expo.
Al mio fianco, a ritirare il premio, c’è stata una persona che ha fatto un grande cambiamento, anche in me. E anche lui spesso dice che dovrà cambiare. Mi ricorda me, perché quel tipo di cambiamento di cui parla è il mio stesso. Questa persona mi ha convinto, con la creatività, con la passione, con la curiosità, a lasciargli fare da solo, senza mettere becco. Billo, con la sua direzione artistica, è riuscito a creare quel cambiamento che io avevo sempre immaginato ma che non riuscivo a fare. E allora ho imparato a pensare dal punto di vista della cazzuola. Ogni muratore ha la sua cazzuola, e da ogni cazzuola viene su un muro diverso. Ma tutti i muri alla fine reggono, se sono costruiti con la giusta forza di volontà. Billo è un testone, ma arriva dove vuole arrivare. Condivido le sue scelte e sono onorato di aver condiviso un palco e una serata importante con lui vicino e con tutti gli altri lì, dietro le transenne, sotto la pioggia.
Quindi, questo amore, in fondo, dov’è? Noi sappiamo che il sesso e l’amore sono una gioia così come sono un sacrificio, ne vediamo sempre gli aspetti positivi, per primi, perché gli aspetti negativi poi ci fanno soffrire. Ma per ottenere un risultato, quello che ci fa dire adesso sto bene, è quello che voglio, bisogna unire il bello e il brutto ed essere fieri di aver sbagliato e poi di aver recuperato. E soprattutto di averlo trovato, questo amore, anche dopo aver cercato dentro al cespuglio di rovi ed essersi fatti male.
Qualcosa prima o poi accadrà, siamo spettatori del nostro stesso show, sia nella vita che dietro a un mixer o davanti a un microfono.
Non smettere di amare ciò che ami e di innamorarti ogni volta come il primo giorno. Così faremo qualcosa di grande, se ne avremo la possibilità. E se anche solo per un attimo togli quel “se” davanti alla frase, hai già una risposta importante da darti. 

*Where is the love, you said was mine all mine, till the end of time. […] If you had a sudden change of heart I wish that you would tell me so don’t leave me hangin’ on the promises […] I guess it must have been my fate to fall in love with someone else’s love all I can do is wait (that’s all I can do).
– Roberta Flack

Soundtrack: Roberta Flack / Donny Hathaway – Where is the Love

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