DI ROSE E DI PRINCIPESSE

di icecamp

«Mai nessuno si è ricordato di ciò che mi piace, soprattutto di qualcosa che ho detto per caso mezza volta!» aveva bisbigliato quasi fra sé e sé.
«Stai attenta. Che io mi ricordo anche di tante altre cose che hai detto…»
«Ovviamente ci vado con te!».
Si alzò dalle mie gambe e prese la sua agendina, quella col Piccolo Principe stampata sopra e, guardando i biglietti, andò alla fine del mese e segnò giorno e ora dell’appuntamento.
Quando mi alzai dalla sedia lei si guardava intorno, fissando le mensole piene di fumetti, film e pupazzetti di gomma.
«Devo attaccarti una cosa – disse – dimmi dove!»
«Mhmm – pensai – su! A letto.»
«Posso salire con le scarpe?»
«Sì»
E la vidi armeggiare per un po’, in ginocchio sul materasso, con delle cose che tirava fuori dall’agendina e attaccava alla parete dietro i cuscini, spostando le piume pendenti dal mio acchiappasogni come fossero una tenda davanti a una finestra.

“Tu confondi tutto… tu mescoli tutto!”
Era veramente irritato. Scuoteva al vento i suoi capelli dorati.
“Io conosco un pianeta su cui c’è un signor Chermisi. Non ha mai respirato un fiore. Non ha mai guardato una stella. Non ha mai voluto bene a nessuno. Non fa altro che addizioni.
E tutto il giorno ripete come te: – Io sono un uomo serio! Io sono un uomo serio! – e si gonfia di orgoglio. Ma non è un uomo, è un fungo!”
“Che cosa?”
“Un fungo!”
Il piccolo principe adesso era bianco di collera.
“Da migliaia di anni le pecore mangiano tuttavia i fiori.
E non è una cosa seria cercare di capire perché i fiori si danno tanto da fare per fabbricarsi delle spine che non servono a niente? Non è importante la guerra fra le pecore e i fiori? Non è più serio e più importante delle addizioni di un grosso signore rosso?
E se io conosco un fiore unico al mondo, che non esiste da nessuna parte, altro che nel mio pianeta, e che una piccola pecora può distruggere di colpo, così un mattino, senza rendersi conto di quello che fa, non è importante questo!”
Arrossì, poi riprese:
“Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando lo guarda. E lui si dice: – Il mio fiore è là in qualche luogo –  Ma se la pecora mangia il fiore, è come se per lui tutto a un tratto, tutte le stelle si spegnessero! E non è importante questo!”
Non potè proseguire. Scoppiò bruscamente in singhiozzi. Era caduta la notte. Avevo abbandonato i miei utensili. Me ne infischiavo del mio martello, del mio bullone, della sete e della morte.
Su di una stella, un pianeta, il mio, la Terra, c’era un piccolo principe da consolare! Lo presi in braccio. Lo cullai. Gli dicevo:
“Il fiore che tu ami non è in pericolo… Disegnerò una museruola per la tua pecora… e una corazza per il tuo fiore… Io… ”
Non sapevo bene che cosa dirgli. Mi sentivo molto maldestro. Non sapevo bene come toccarlo, come raggiungerlo… Il paese delle lacrime è così misterioso.
Imparai ben presto a conoscere meglio questo fiore. C’erano sempre stati sul pianeta del piccolo principe dei fiori molto semplici, ornati di una sola raggiera di petali, che non tenevano posto e non disturbavano nessuno.
Apparivano un mattino nell’erba e si spegnevano la sera. Ma questo era spuntato un giorno, da un seme venuto chissà da dove, e il piccolo principe aveva sorvegliato da vicino questo ramoscello che non assomigliava a nessun altro ramoscello.
Poteva essere una nuova specie di baobab. Ma l’arbusto cessò presto di crescere e cominciò a preparare un fiore.
Il piccolo principe, che assisteva alla formazione di un bocciolo enorme, sentiva che ne sarebbe uscita un’apparizione miracolosa, ma il fiore non smetteva più di prepararsi ad essere bello, al riparo della sua camera verde.
Sceglieva con cura i suoi colori, si vestiva lentamente, aggiustava i suoi petali ad uno ad uno. Non voleva uscire sgualcito come un papavero.
Non voleva apparire che nel pieno splendore della sua bellezza.
Eh, si, c’era una gran civetteria in tutto questo!
La sua misteriosa toeletta era durata giorni e giorni.
E poi, ecco che un mattino, proprio al levar del sole, si era mostrato.
E lui, che aveva lavorato con tanta precisione, disse sbadigliando:
“Ah! Mi sveglio ora. Ti chiedo scusa… sono ancora tutto spettinato…”
Il piccolo principe allora non poté frenare la sua ammirazione:
“Come sei bello!”
“Vero”, rispose dolcemente il fiore, “e sono nato insieme al sole…”
Il piccolo principe indovinò che non era molto modesto, ma era così commovente! “Come fai ad essere così bello?”
“Vedi, io sono un fiore e sono una creazione della natura, e in quanto tale sono perfettamente simmetrico…”
“Non capisco” rispose il piccolo principe spiazzato dall’uscita del fiore.”
“Ora ti spiego” disse superbamente il fiore.
“In natura esistono tantissime simmetrie”
“E a cosa servono? “
“Beh, a fare i fiori belli, non c’è dubbio. Una simmetria della natura è qualcosa che il sole ci ha dato e che nessuno potrà mai imitare. 
Tutto, in natura, nasce da una simmetria. Tante cose in natura sono simmetriche, sai?”
“Cosa?”
“Ad esempio le stelle marine, i fiocchi di neve, le celle degli alveari delle api e i cristalli…l’uomo!”

“Mai stata neve né api sul mio pianeta”
Il piccolo principe però era attirato dai discorsi del fiore.
“Tutti gli esseri viventi sono belli e simmetrici sotto diversi punti di vista… io, ad esempio, sono colorato e le simmetrie dei colori dei miei petali mi fanno bello”.
Così l’aveva ben presto tormentato con la sua vanità ombrosa. Per esempio, un giorno, parlando delle sue quattro spine, gli aveva detto:
“Possono venire i leopardi, con i loro artigli!”
“Non ci sono leopardi sul mio pianeta” aveva obiettato il piccolo principe “e poi i leopardi non mangiano l’erba”.
“Io non sono un’erba”, aveva dolcemente risposto il fiore.
“Scusami”.
“Non ho paura dei leopardi, ma ho orrore delle correnti d’aria… Non avresti per caso un paravento? Alla sera mi metterai al riparo sotto a una campana di vetro. Fa molto freddo qui da te… Da dove vengo io…”
Ma si era interrotto.
Era venuto sotto forma di seme.
Non poteva conoscere nulla degli altri mondi.
Umiliato, aveva tossito un paio di volte per mettere il piccolo principe dalla parte del torto.
“E questo paravento?”
“Andavo a cercarlo, ma tu mi parlavi!”
Allora aveva forzato la sua tosse per fargli venire dei rimorsi. Così il piccolo principe, nonostante tutta la buona volontà del suo amore, aveva cominciato a dubitare di lui.”
“Avrei dovuto non ascoltarlo” mi confidò un giorno “non bisogna mai ascoltare i fiori”.
Basta guardarli e respirarli. Il mio, profumava il mio pianeta, ma non sapevo rallegrarmene. I fiori sono così contraddittori!
Ma ero troppo giovane per saperlo amare”.

Quando mi avvicinai, iniziai a capire. E me ne restai lì in silenzio mentre lei creava la sua ennesima opera d’arte. Inconsciamente sta riempendo casa mia di sé e delle sue piccole opere d’arte. Anche lo spazzolino, la spazzola pieghevole e le lentine di ricambio in bagno sono incastrati nel posto giusto, e non posso non guardarli ogni mattina.
Mi misi in ginocchio sul materasso accanto a lei e la guardai finire. Poi si girò e mi guardò negli occhi, mentre indicava la strana composizione di adesivi fatta da stelle, pianeti, cuori, un piccolo principe e una campana di vetro con sotto il fiore.
«Ecco – mi disse – tu sei la mia rosa».

Soundtrack: Lianne La Havas – Unstoppable

piccolo principe stickers

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